domenica 26 giugno 2022

Si ma l'anteprima del Giro 2022 ?


Volevo chiamarla "preview", poi mi sono ricordato che in italiano si dice e si scrive "anteprima" e comunque... Comunque no, l'anteprima del Giro 2022 non la faccio, ci hanno già pensato ALTRI, quelli "dotti", quelli che hanno scritto "Giro d'Italia femminile ai nastri di partenza da Cagliari, l'arrivo è fissato a Padova il 10 Luglio dopo 10 giorni di corsa per un totale di 1002,6 km". Ci hanno già pensato loro a scrivere che la Van Vleuten è la favorita d'obbligo e che le nostre punte di diamante sono la Cavalli (vincitrice di una corsa in Francia con arrivo in salita sul Mont Ventoux) per la classifica generale e che Consonni, Bertizzolo e Zanardi potrebbero essere delle sorprese magari non per la classifica generale ma le vittorie di tappa; non vedo perchè dovrei fare copia e incolla di cose già scritte e stra scritte da altri, non sono mica un giornalista che segue il motomondiale sul campo... 
Che me ne importa a me dell'anteprima del Giro 2022... Dice "ma la foto" di apertura ? Eh forse dopo la metto, fosse solo la foto il problema... Ce ne sono a migliaia di foto sul web e il ciclismo femmnile italiano resta a livelli di 4° mondo perchè tanto non le guarda nessuno (LE FOTO)... Dice "ma guarda che le foto sono importanti"... Ancora ? Ok, dopo ne metto una, va bene ?
A me che scrivo, francamente importa meno di zero che a vincere sia la Van Vleuten, piuttosto che la Cavalli o la Niewadoma (in un altro multiverso) o quella tra le 144 partenti con la Vo2max più bassa di tutte, non mi importa, potrà importare a quelli che fanno "visuals" forse, a me no, io non punto a far "visuals" anzi, punto a fare il meno possibile.
Le cose che mi interessano di questa edizione del Girodonne 2022 (o Girorosa ? O Giro d'Italia ? Boh...) sono altre: 

1) che le ragazze non si facciano male e arrivino alla fine della corsa sane e salve, questo al di sopra di tutto e tutti;

2) che i cosiddetti addetti ai lavori facciano il loro senza risultare invadenti, si rassegnino, non sono LORO i protagonisti;

3) che il commento alla telecronaca abbia una parvenza di professionalità ma se penso a chi potrebbe esserci dietro il microfono mi vien freddo a Giugno/quasi Luglio;

4) che venga fatta almeno un po' di promozione  a livello locale, non mi aspetto di vedere le migliaia di persone viste a bordo strada alla "Ride to London" ma qualcosina in più usando bene i socials si può fare;

5) che l'appassionato di ciclismo che sa che la corsa passa sotto casa sua, che fa i km per andare a Milano a vedere l'arrivo del Giro maschile solo per postare le foto su Instagram con gli hashtag #Giro, #Milano, #Cool, #Active, #Achieve, #Stile #Instagram ecc, si alzi dalla poltrona se ha il giorno libero e scenda a bordo strada a vedere il passaggio delle atlete dal vivo; per lui un piccolo gesto insignificante, qualcosa di molto importante per le atlete in primis e per gli sponsors;

6) che i cosiddetti "media internet" non si pavoneggino davanti alle telecamere ("non sono LORO i protagonisti" ri-cit.), se vedono delle criticità, dei problemi a livello organizzativo, abbiano il coraggio di segnalarli, non vorrei che finisse come due anni fa quando l'Italia ciclistica in rosa era stata sbertucciata da mezzo mondo, Olanda e Australia in testa,  per carenze organizzative evitabili con un po' di impegno.

Questo è quanto, altro non vi devo, buon Giro 2022 e vinca chiunque.

Alessandro Oriani

venerdì 24 giugno 2022

Marta Cavalli; un anno fa la migliore delle nostre




Anche lei arriva dalla Valcar, la migliore squadra italiana dell’ultimo lustro per talenti sformati e altri in …..“lievitazione” che probabilmente tra un anno saranno contese a destra e a manca. Sei anni fa rischiò di perdere un rene in seguito a una pesante caduta al velodromo di Montichiari. Oggi si trova nel pieno dell’onda perfetta, cioè quando vivi un momento personale dove sembra che le cose possano andare solo bene. Marta Cavalli è una delle italiane che hanno firmato la primavera ciclistica più importante che si ricordi per la bici rosa di casa nostra. La cremonese arriva al Giro con due classiche vinte (Amstel e Freccia Vallone) e come migliore delle nostre un anno fa. Quel che basta per metterla sotto l’obiettivo come atleta considerata outsider per le posizioni importanti della classifica. 

Ragazza dalle idee chiare, mai banale nelle sue considerazioni, la ventiquattrenne della formazione transalpina FDJ Futuroscope Nouvelle Aquitaine sembra intenzionata a starsene alla finestra, cercare l’affermazione di giornata e capire come si metterà la corsa cercando di essere presente con le migliori quando le acque inizieranno a farsi agitate. Non nasconde però che il recupero sia una sua qualità, ed in vista delle gare a tappe questa caratteristica rappresenta per lei un punto a favore. Fa parte di quella pattuglia – per nostra fortuna abbastanza numerosa – di cicliste azzurre che probabilmente tireranno avanti il nostro carro ciclistico per questo decennio, come Paternoster e Balsamo. Ora però non usciamo troppo dal seminato. Tutti a Cagliari dunque, dove tra pochi giorni si apriranno le ostilità per l’edizione numero 33 del Giro femminile. 



lunedì 6 giugno 2022

Gare a tappe: abbiamo la donna giusta?

 


Ciclisticamente parlando, arriviamo da una primavera strepitosa, che ci ha

riempita la pancia tra vittorie importanti e piazzamenti numerosi. Mai viste

tante italiane vincenti o sempre piazzate in così tante gare. Adesso il registro

cambia e si è arrivati nel periodo dedicato alle due corse che più attirano le

attenzioni. Il Giro per la sua durata – 11 giorni (10 di gara) con il riposo dopo

soli 3 giorni – e soprattutto il Tour che si ripresenta subito con una settimana

d’impegno. Non sono le uniche gare a tappe. Da poco è stata presentata la

Vuelta e i tedeschi hanno già risposto presente, con la recente Lotto Thüringen

Ladies Tour che zitta zitta ha messo nel piatto sei giornate di gara, aprendo il

periodo dedicato agli impegni ‘lunghi’ e questi giorni saranno quelli del

Women’s Tours britannico.

Da qualche parte, in casa nostra, abbiamo un germoglio ciclistico (che poeti!)

che ci possa riportare indietro di quasi quindici anni (Luperini 2008)? Un’atleta

giovane che vada oltre la stagione di grazia? Una ciclista che non sia da

pretendere subito vincente, ma che faccia intravedere delle qualità che per il

resto del decennio ci possono rassicurare che un nome per le gare a tappe

l’Italia ce l’ha? Se osserviamo il meglio del nostro ciclismo rosa attuale,

abbiamo diversi nomi molto forti nell’impegno breve. Oggi abbiamo un

calendario internazionale che cercherà la sua lista di protagoniste per le corse di

più giorni. Avremo anche noi un nome in quella lista?

giovedì 26 maggio 2022

Ma allora si può fare...

Di ritorno dall'ultimo atto del "Tour Series" in quel di Manchester, la prima corsa su strada vista dal vivo dal 2009, le emozioni e le sensazioni "a ruote ferme".



"Io non so se sono io che sto bene o se sono io che sto male, ma non voglio andare in questo argomento..." cit.



Esordiva così un portoghese tornato recentemente di moda sul suolo italico in quella che è tuttora la migliore conferenza stampa di sempre, io invece su un certo argomento a me caro voglio andarci, altro che...

Riavvolgiamo il nastro e torniamo all'estate 2009, un sabato mattina, squilla il cellulare, mi chiama una persona che in quel periodo era molto vicina ad atlete, dirigenti ecc e mi chiede se mi va di far quattro passi in montagna, mi dice che "dobbiamo parlare" al che io... "OK, PARLIAMONE...". La meta è dalle parti del Ghisallo, arriviamo, tempo 10 minuti di cammino e mi chiede "tu cosa faresti ?", la mia risposta ? "Non si può più pensare di arrivare, gonfiare le gomme, correre, andarsene E BASTA. Serve altro, serve provare a portare a correre le ragazze in città di tanto in tanto, serve una cornice adeguata, serve un contorno che a oggi non c'è, che non invoglia il pubblico ad andare a vedere le corse, l'ambiente non è accogliente, non viene fatta la benchè minima promozione, non esiste nessuna segnaletica che faccia capire che nei paraggi c'è una gara, arrivi e c'è il deserto, eventi collaterali manco a parlarne, nessuna zona hospitality dove poter mangiare qualcosa con un minimo di comodità e un occhio alla gara. Un dj che metta un po' di musica "buona" ? Manco per l'anima, siamo tradizionalisti, queste cose lasciamole fare agli americani (poi ci si torna). Possibilità di acquistare del merchandising (maglie, completi da gara ecc ? Non scherziamo suvvia... "Meet and greet" con le atlete ? Sarebbe bello, basterebbe un pezzo di moquette rossa, un nastro canalizzatore, una atleta per squadra che firma le cartoline da distribuire ai fans..." Vengo bloccato "se po' minga fa, tel sè sa custa fa i cartulin ? Se po' no", traduco per i non lombardi:"non si può fare, costa troppo, lo sai cosa costa fare le cartoline ?". Ogni mia proposta veniva inesorabilmente bloccata a suon di "costa troppo".


                                Nel frattempo negli Stati Uniti d'America...


                Nella foto il "San Francisco Grand Prix" (o T- Mobile Int.) del 2003

                                                                 Photo ©: Garrett Lau 

Eravamo (quasi) a fine stagione 2009 eppure io da anni avevo capito che non bastava, agli albori di internet guardavo oltroceano, cercavo e trovavo informazioni e video su corse come lo "Hewlett Packard Tour" o il San Francisco Grand Prix che aveva portato sulle strade della "bay area" qualcosa come 1.000.000 (UN MILIONE) di spettatori. Un milione, per una corsa femminile... Sò tanti.

Dice "eh ma in America hanno i soldi", ok è vero ma... Domanda: organizzeresti il Gran Premio d'Italia a Monza in una cornice storica e affascinante, oppure faresti correre i vari Norris, Sainz e compagnia a Binetto, a Misano Adriatico, a Magione o a Varano de' Melegari ? Posto che la F.I.A: ti riderebbe in faccia se proponessi una alternativa a Monza, tu che leggi lo faresti ? Magari senza sganciare una lira ? In un tono che più dimesso non potrebbe essere ? Se tu che leggi fossi un organizzatore italiano, la risposta sarebbe "si senz'altro", se fossi una persona con del sale in zucca probabilmente risponderesti "meglio una gara in più all'estero bene organizzata che una boiata fatta tanto per fare in Italia"

In Italia si è sempre ragionato così, "abbiamo la Ziliute e la Zabirova (probabilmente le due più forti da metà anni '90 ai primi anni 2000), abbiamo la Pucinskaite, abbiamo la Boubnenkova, abbiamo la Schleicher, la Luperini, la Brandli... Sai che ci frega a noi... Siamo i migliori". Lo ripeto, in Italia si è sempre ragionato in questi termini, ogni proposta per aumentare il bacino d'utenza del ciclismo femminile veniva inesorabilmente bocciata, se osavi muovere delle critiche o evidenziare delle criticità venivi bollato come "indesiderato" o "ospite non gradito" da quei presunti "media internet" nostrani che la Bellutti l'avevano vista correre solo in televisione forse e che Roberta Bonanomi o Connie Carpenter "chiiiiiiiiii ?". Il ciclismo femminile di casa nostra, dopo il ritiro di Ziliute e company si avviava a un mesto declino, molte squadre si avviavano alla chiusura o a un forte ridimensionamento degli organici con la scusa dell'investimento sulle giovani, molte corse stavano per sparire dal calendario ma l' "ambiente" non lo sapeva, non se ne rendeva conto, essì... Avevamo le migliori...

Nel frattempo all'estero investivano invece di "mangiarsi fuori i soldi" come certi team managers italiani senza scrupoli, il Regno Unito faceva man bassa di medaglie su pista con Pendleton e compagnia, su strada poteva contare sulla Cooke e su quella che forse era la migliore scalatrice al mondo (Emma Pooley), l'Italia era inconsapevolmente declinante. Dice "eh ma tutte le medaglie vinte dalle ragazze di Salvoldi ?", certo, miracoli, nient'altro che miracoli ottenuti con pochi mezzi, strutture da terzo mondo e quelle decenti (una, Montichiari) inutilizzabili. A livello di clubs invece chiedo io ? A cosa ha portato la gestione dei nostri managers e l'assenza/presenza di certi media molto bravi con la macchina fotografica ma alquanto restii quando si trattava di portare alla luce certi problemi ? Attendo risposta, il "non ci sono soldi, costa troppo" non è contemplato.

Siamo il paese dei miracoli fatti con niente, ci piace così, poi ci lamentiamo, nel frattempo all'estero ci sorpassano e ci danno 15 anni di svantaggio che non recupereremo mai per la miopia dei tanti "non si può fare, costa troppo" (giova ricordare).


                                 Siete arrivati fin qui ? Voto 9, EROICI !!!



Siete arrivati fin qui ? Bene, avete appena finito di leggere il "cappello" introduttivo, adesso parliamo della tappa "mancunian" del Tour Series 2022, una serie che è andata in onda anche su ITV che in Inghilterra non è una piccola tv privata a carattere regionale e che ha visto sulle strade del Regno Unito un totale di 2.000.000 di persone nell'arco delle 7 gare disputate.

Metti un venerdi sera come tanti, stai scorrendo distrattamente "Facebook" e a un certo punto un post cattura la tua attenzione: "Tour Series 2022 - Manchester", controlli la location e pensi "è a mezz'ora da casa", guardi l'orario e "esco dal lavoro e mi fiondo lì". Vedi perchè è importante la PROMOZIONE ? Come devo spiegarlo ?

Quindi, uscita dal lavoro e via verso Deansgate, "taglione" clamoroso per accorciare la strada e mi ritrovo davanti al parcheggio delle ammiraglie, è chiuso, o pass o non si entra. Lo so, ho sempre criticato certi "imbucati" dal comunicato stampa facile ma anch'io voglio fare l' "imbucato", a modo mio: chiedo al tizio della security se c'è modo di entrare lo stesso, gli faccio presente che ho un blog e una pagina Facebook dedicati al ciclismo femminile... Bingo !!! Mi fa passare, gli prometto di comportarmi bene e di non disturbare, la curiosità di vedere come viene gestito il pre gara è troppo forte, faccio qualche foto alle biciclette e mi guardo in giro, c'è silenzio, i fotografi accreditati fanno il loro lavoro senza risultare invadenti (cosa già vista ai British Championships su pista a Manchester qualche anno fa), la zona dove le atlete si scaldano su rulli e si preparano è rigorosamente delimitata, nessuno osa avvicinarsi, nessuno le ferma mentre si avviano al circuito per dare un'occhiata prima del via, niente siparietti o smargiassate che stancavano nel 2009, figuriamoci adesso...

Il mio personalissimo "walkabout" termina quando mi ritrovo nella zona dell'arrivo dove mi tocca spiegare a un altro tizio della security che dall'altra parte mi han fatto passare e bla bla bla e sorpresa, cosa mai vista in Italia, stands espositivi dei produttori di bici, un area hospitality dove era possibile (dietro pagamanto obviously) mangiare e bere mentre si assisteva alla gara, postazioni tv messe ai quattro angoli del tracciato, un DJ a "pompare" musica, una postazione microfonica degna di tal nome, un palco per le premiazioni piccolo ma funzionale e bello da vedere dove alcune atlete si sono fatte intervistare prima della gara da uno speaker che sapeva di cosa stesse parlando, uno "preparato". Prima penso "ma allora si può fare...", poi mi domando: 

1) Perchè mai una elitè italiana che ha proposte dall'estero dovrebbe rifiutare ? 

2) Ha senso organizzare le gare open in Italia senza strutture all'altezza ?

3) Come può uno sponsor sentirsi gratificato nel momento in cui le sue atlete corrono in località dimenticate da Dio, dove il ritrovo è spesso situato nei pressi di un campo sportivo dismesso coi cumuli di terra ai lati della strada e dove il massimo dell'intrattenimento è la banda dei bersaglieri (vero Mario Minervino ? ) o, nei casi più disperati, qualche gruppo folcloristico della comunità montana del "tal dei tali" ?

4) Che motivazioni può avere una ragazza che ha dedicato 10-15 anni della sua vita per diventare elitè nel momento in cui viene portata a correre in contesti che andavano bene nel 1983 forse e con un po' di fantasia ?

5) Perchè nessuno ne parla ? Sicuri sicuri che bastino le fotine e uno stringato comunicato stampa per aiutare il movimento ?

Il tempo di pensare che forse è meglio non farsi troppe domande, tanto in Italia non c'è la volontà politica di fare nulla e inizia la gara, il pubblico è partecipe e le ragazze non si fanno pregare, alta velocità, agonismo, anche qualche rischio di troppo in ingresso curva a testimonianza del fatto che tra le altre cose gli è stato insegnato come si sta in bici, la moto a riprendere tutta la gara che vola via in un amen fino alla vittoria della 17enne Emma Jeffers  che ha battuto in volata Sammie Stuart e Lucy Harris nello sprint di gruppo.

A fine gara la sensazione è quella di un evento bene organizzato, ben pubblicizzato sui media, dove nulla è stato lasciato al caso, 15 anni fa la federazione ha iniziato a investire pesantemente e adesso si vedono i risultati, in Italia 15 anni fa si pensava ai propri interessi personali tra ripicche, gelosie e miopia, tanto avevamo le migliori... Anche adesso abbiamo le migliori peccato che siano accasate con squadre estere e che all'estero ci vivano, ma insomma, come diceva un portoghese tornato di moda in Italia in questo periodo "sono dettagli".

Un saluto, un ringraziamento e un arrivederci al prossimo articolo.


Alessandro Oriani


mercoledì 20 aprile 2022

Elitè/Open in Italia: quale futuro ?


Disclaimer: questo post è scritto in prima persona singolare e non riflette (non del tutto perlomeno) la linea editoriale del blog.

Sulla rete, nei siti internet specializzati è divampato il dibattito ehm... stavo scherzando... Dunque, nei giorni scorsi s'è parlato della situazione del ciclismo femminile d'elitè in Italia, quello lontano dalle luci dei riflettori del World Tour, alla luce dei pareri senz'altro più autorevoli del mio, molto umilemente mi domando se in Italia abbia un senso avere una categoria elitè non World Tour dove il campo partenti è raffazzonato alla bell'e meglio tirando dentro le under 23 per rimpolpare i ranghi, anzi, non me lo domando perchè ho già la risposta: no. Non serve alle elitè che hanno vita facile nei confronti delle atlete più giovani che inevitabilmente perdono le motivazioni e non serve al movimento che vede disperse un sacco di energie (leggi SOLDI) per un qualcosa che ha visibilità e crescita zero, non serve alle elitè "non World Tour" che hanno già dimostrato quello che potevano non potevano dare.
La categoria elitè al di fuori del World Tour non serve a niente, non in Italia. Vogliamo salvare la "base" ? Facciamo in modo che le under 23 abbiano il loro calendario e dei percorsi "dedicati", le junior corrano con le junior, le under con le under, esattamente come gli uomini. Quante volte vi è capitato di vedere i professionisti correre con gli under 23 ? Poche, pochissime, il più delle volte è capitato che qualche under corresse come "stagista" tra i pro e nulla più. 
Quindi ? Quindi la "provocazione": aboliamo le elitè NON World Tour, non serve a niente tenere in piedi un movimento (a livello nazionale) che non è in grado di competere contro le squadre più ricche, sarebbe meglio destinare energie e SOLDI alle categorie under 23 e junior e avere una/due squadre World Tour italiane unendo le forze (soldi) e ingaggiando solo le più meritevoli. 
Sport spietato il ciclismo, arrivi a un certo punto della tua carriera e inevitabilmente ti domandi se è il caso di andare avanti oppure no e se non sei tu come atleta a capire se ci sono i presupposti per continuare o meno, ci devono pensare i ds come è sempre stato: "ragazzo, hai la testa bionda, vai a fare il modello, il ciclismo non fa per te" cit.
E invece ? Invece abbiamo squadre (alcune anche gloriose anni fa) che schierano atlete che non hanno mai brillato nelle categorie inferiori e che molto probabilmente non avranno un futuro radioso tra le elitè, squadre che comunque fanno i salti mortali per far quadrare il bilancio e andare avanti per cosa ? Non si sa.
Lo ripeto: si chiama categoria "ELITÈ" e come tale deve essere il meglio, chi non è in grado va a fare altro, il "tanto e tutto per tutte" non deve esistere più, ne abbiamo viste tante trattate come delle "stelline" del movimento da certi media (WEB) senza che ne avessero i titoli, ragazze che non erano delle vincenti, non erano delle piazzate, non erano delle gregarie, che erano li' a far numero all'insegna dello "speriamo di finirla bene 'sta corsa". Nomi ? Basta scorrere gli ordini di arrivo delle gare di una quindicina di anni fa...
Se si vuole equiparare il movimento femminile a quello maschile, lo si sta facendo nel peggiore dei modi. La ricetta ? Zero pressione sulle ragazze da esordienti, allieve e junior, tanto la selezione è naturale, "passano" under solo le più meritevoli (come nel ciclismo maschile), passano elitè solo quelle che hanno totalizzato "X" punti attraverso vittorie e/o piazzamenti. Meglio avere una moltitudine di squadre elitè "nazionali" che comunque  costano e che non potranno mai dire la loro al di fuori dei patrii confini o averne anche solo un paio World Tour (e sarebbe già tanta roba) con atlete giovani, di talento e futuribili ? Chiedo per un amico.
Torniamo quindi al primo paragrafo (e dai...): ha senso avere delle under che partono ogni volta battute contro delle "elitè ma solo sul tesserino" ? Certo che no; "si demoralizzano e poi smettono" cit. come accade da sempre, solo che la tendenza adesso è accentuata perchè la prospettiva, ammesso che arrivino con le motivazioni intatte a 21/22 anni, qual'è ? Andare a rimpolpare i ranghi di una squadra elitè "minore" ? A una certa età il ciclismo non è e non può più essere solo un passatempo e sai cosa succede nel momento in cui una ragazza si accorge che le strutture in Italia non sono in grado di garantirgli una crescita e la possibilità di lottare per i grossi traguardi ? Succede che la ragazza smette. Ma non dirmi...
Dice: quindi tu sei per il "risultatismo" ad ogni costo ? Io dico che a un certo punto di sola passione non si va avanti e che il movimento elitè (femminile) italiano rischia di fare la fine di quello "professional" o "continental" maschile  dove ci si arrabatta alla meno peggio, dove i corridori devono portare sponsor da qualche migliaio di euro facendoci la "cresta" per guadagnare qualcosina o correndo a gratis. Crescita zero.
Per la terza/quarta volta (che magari a forza di ripetere...), teams e atlete:  va avanti solo chi ha i titoli, chi non li ha fa altro. Promossi e bocciati.

Alessandro Oriani

domenica 17 aprile 2022

Ma non dimentichiamoci di loro

 


In queste settimane così pregne di soddisfazioni a livello internazionale per il ciclismo rosa di casa nostra, eccoci a fare la parte di quelli che sembrano voler rovinare questo magnifico momento del ciclo-rosa. Non è così. Ma è in questi periodi di grande rilevanza internazionale per le cicliste italiane, vincenti in corse importanti, è importante non dimenticare quel ciclismo ‘casalingo’ che ora rischia di essere un po’ dimenticato, anche comprensibilmente, dalle sfavillanti affermazioni delle nostre rappresentanti in giro per l’Europa.

Ci sono anche loro. Ci riferiamo alle squadre che corrono gare considerate minori, dove vi sono dirigenti-acrobati impegnati in numeri di equilibrismo economico per tenere in piedi la rispettiva baracca. Evviva l’Italia vincente con questa e quell’atleta, ma non si vada a distogliere l’attenzione dal mondo ciclistico ‘interno’ dove sotto al palco premiazioni – vedi; rimorchio aperto di un camion – le scritte recitano “Salumeria da Franco” e “Gelateria da Teresa”. Non facciamo che queste vittorie così esaltanti nel continente facciano calare la sera sul ciclismo rosa di Teresa e Franco.

sabato 16 aprile 2022

Il top siamo sempre noi !!!

 


È una primavera fantastica quella che trova conferma in questa Pasqua per la bici rosa di casa nostra. Con la vittoria di Elisa Longo Borghini nell’Inferno del Nord ci confermiamo ai massimi livelli nelle classiche, ma soprattutto non assistiamo ad una replica di un’atleta sola. Tra Balsamo, Longo Borghini e Cavalli piazziamo tre atlete diverse al primo posto in gare di diverso tipo e senza sembrare arroganti è un ciclismo rosa di marca “Grand’Italia” (ovviamente un rosè se fosse un vino).

Non vogliamo tirarla troppo lunga, preferendo lasciare i dettagli ad altre fonti d’informazione web o giornalistiche. Stiamo all’essenziale scrivendo che Elisa Longo Borghini ha vinto con un’azione da campionessa e siamo ben contenti che Marta Cavalli (una caduta e successivamente una foratura ai – 59) abbia confermato il suo periodo positivo, con un bel carattere nel non lasciarsi sfiduciare dalle due avversità di gara e chiudere con il 5o posto finale. La vittoria dell’Amstel era davvero il famoso bivio? Parrebbe di si e siamo lieti di averlo evidenziato la volta scorsa. Stona la squalifica dell’altra Elisa della Trek, Balsamo, per avere approfittato in maniera un po’ troppo abbondante del traino della... borraccia,per rientrare dopo una sua foratura a 50 chilometri dall’arrivo. Chiediamo; ma nella stessa ammiraglia non potevano evitare di tirare troppo la corda? Beh, intanto gustiamoci questo uovo di Pasqua ciclistico, che come sorpresa ci ha lasciato un altra grande soddisfazione.

A proposito; Buona Pasqua!