Parliamo di ciclismo femminile come nessuno al di fuori di noi ha mai fatto da metà anni 2000 al 2010. Torniamo in sella dopo dieci anni di silenzio cercando di offrire un punto di vista diverso da quello che trovate su media che si occupano di ciclismo femminile, troppo spesso vincolati ad altri motivi e opportunità che spesso hanno poco a che fare con le corse e con i problemi del settore.
martedì 23 maggio 2023
E aspettiamo...
mercoledì 28 dicembre 2022
Grazie e 1000 ciao !!!
Morale: inutile che il settore femminile italiano si faccia bello con 10 giorni di gare seguite da pochi intimi (il Giro) e col trofeo Binda se ''dietro'' non c'è una programmazione mirata per sostenere la base.
domenica 18 settembre 2022
Presidente Dagnoni, siamo ancora noi.
Saremo brevissimi stavolta, glielo promettiamo. A inizio mandato ha parlato di una federazione da gestire come se fosse un'azienda, giusto ? In ogni azienda che si rispetti, persino nei pubs più piccoli del Regno Unito, quelli sperduti nella campagna del Cheshire, arriva il momento in cui ci si siede attorno a un tavolo e si traccia un bilancio, noi non possiamo e manco vogliamo presenziare ai vostri team meetings, ci basta seguire le vicende del ciclismo di casa vostra (scriviamo dall'estero) per vedere un settore femminile che al netto delle vittorie che raccoglie in giro per il mondo è agonizzante, tra squadre che fan fatica a tirar la sera con la mattina, poche corse, gare a loro modo storiche nel panorama nazionale che hanno visto la partecipazione delle migliori al mondo cancellate, mentre a Vargarda (in Svezia !!!) si corre come da tradizione a fine Agosto. Ce la fanno in Svezia a mantenere viva una gara, la Svezia che ha prodotto solo la Johannson e la Liungskog come atlete di vertice negli ultimi 20 anni, in Italia, con "tradizione e cultura vincente" cit. sempre quel portoghese tornato recentemente di moda negli stadi della serie A italiana, abbiamo visto sparire tante di quelle gare che basterebbero per farci un "calendario"; si lo sappiamo, è la solita litania già scritta e riscritta su queste colonne ma tant'è.
Che ha fatto la federazione ? Poco, pochissimo, ed è fattuale la cosa. Quanti sponsor di livello ha portato al di la' dei soliti noti ? Cosa ha fatto per fare avere un minimo di copertura mediatica alle gare che non fossero il Trofeo Binda ? Più le nostre atlete portavano a casa medaglie e più il settore femminile scivolava in basso (e la discesa continua inesorabile). Ha dell'incredibile, solo in Italia.
Pertanto, e concludiamo, visto e considerato lo scarso supporto che la federazione ha sinora dato al movimento (ed è FATTUALE, lo ripetiamo), le chiediamo la cortesia di non farsi fotografare con le nostre atlete ai mondiali se dovessero vincere la maglia iridata o dovessero andare a podio, il merito sarebbe solo loro e di chi le segue giorno per giorno facendo i salti mortali. È troppo facile ricordarsi delle nostre atlete solo quando vincono lasciando la "base" ad arrangiarsi come meglio può.
Buon lavoro.
lunedì 5 settembre 2022
Le donne salvano sempre.
13 anni e "zeru tituli" tra i professionisti (maschi) come direbbe un portoghese tornato recentemente di moda in Italia, nello stesso lasso di tempo le donne (elitè) hanno portato a casa 4 maglie iridate su strada, una media di una ogni 4 anni o giù di li'. Dice "eh ma i mondiali a cronometro, gli europei, Ganna...", finaline di consolazione come quelle del mondiale di calcio per il terzo e quarto posto. Poca roba.
Le donne hanno salvato il movimento in più di un'occasione e la domanda (come la risposta) è rimasta sempre la stessa: "Niente ?" Niente.
Bello farsi fotografare con le nostre azzurre medagliate che in assenza di strutture (tolto Montichiari e qualche altro vetusto impianto outdoor) compiono letteralmente dei miracoli, doveroso da parte di chi scrive ricordare che il merito va solo a loro e ai tecnici che le seguono, non ce ne voglia presidente ma tant'è.
Lei non è il primo a farsi immortalare in compagnia delle nostre atlete e non sarà nemmeno l'ultimo, abbiamo già avuto in passato un presidente onnipresente quando c'era da posare per i fotografi ma anche lui ahinoi, oltre a quello, poco, molto poco per il settore femminile e questi sono "fatti", incontrovertibili. Poi se vogliamo raccontarci la favoletta del movimento in crescita possiamo farlo, ad oggi, con i mezzi che internet ci fornisce, in Italia non riuscite nemmeno a trasmettere una gara open su Youtube, altrove (UK), per una "domestic race" con squadre "development", qualche squadra UCI e qualche atleta "World Tour" ci sono le dirette su Youtube, per il Tour Series le gare vanno in diretta non solo su Youtube ma anche su ITV (come dire Canale 5). E stiamo parlando di un circuito di gare con classifica finale, delle kermesses sul modello di quelle che erano in voga già negli anni 70 in Belgio, gare dallo scarso contenuto tecnico alla fine, nulla di che, eppure il pubblico c'è (due milioni di audience nel 2022 tra tv e presenze a bordo strada possono sembrare pochi, in Italia nemmeno in dieci anni). E al microfono... Al microfono non ci sono due messi li' perchè non avevano niente da fare. Vada a vedere chi commenta le gare nel Regno Unito...
Certo, è innegabile, farsi fotografare con campionesse europee, mondiali ecc (anche junior) porta visibilità (ci dimostri il contrario...), sarebbe bello se "dietro" ci fossero anche delle indagini di mercato, dei sondaggi, una metodologia, un progetto serio che finisca sul suo tavolo e che non venga cestinato prima di arrivarci. Perchè anni fa c'è stato chi su un forum dedicato solo ed esclusivamente al ciclismo femminile, aveva scritto che i progetti che arrivavano in Federazione non venivano presi nemmeno in considerazione, che diceva (e aveva stra-ragione) che "del ciclismo femminile in Italia non gliene frega niente a nessuno" testuali parole. E il sottoscritto ci si era pure scontrato, a torto.
E allora siamo a domandarle: ma oltre le foto c'è qualcosa in più o no ? Ce l'avete un progetto per lanciare (più che rilanciare) una volta per tutte il movimento, oppure non vi interessa granchè perchè tanto le medaglie arrivano lo stesso e pazienza se il settore femminile in Italia non gode di buona salute per usare un eufemismo ?
Ci piacerebbe saperlo perchè di ciclismo femminile ne scriviamo con passione, perchè ci crediamo ancora nonostante tutto.
PS tanto per essere chiari fino in fondo: non è un attacco "politico", delle vicende di questi ultimi giorni non ce ne importa nulla, è solo che a distanza di 18 mesi dal suo insediamento non abbiamo visto non solo un progetto, ma nemmeno una dichiarazione, un "per il settore femminile faremo questo e quest'altro", a meno che noi non ci si sia perso qualcosa beninteso...
Buon lavoro
Alessandro Oriani
domenica 10 ottobre 2021
È così divertente ?
Breve cronistoria di un sabato sera da ridere con protagonista il ciclismo femminile su raisport:
Pronte ? Via !!! Scatti e controscatti, chiacchiere in libertà dei due commentatori che si limitano a fare il compitino senza mostrare chissà quale entusiasmo; chi scrive rende grazie al Signore e pensa che se ci fosse stato il CT più sponsorizzato del mondo sarebbe stata una lunga litania a base di "ecco Tizia che prova ad allungare, ricordiamo che è fidanzata con Caio, professionista nella squadra Tal de Tali, con lei Sempronia che era fidanzata con Tizio, professionista della Quel Tal Paese, però si sono mollati da un paio di mesi e adesso si è messa con Tizio II professionista della Vai a Sapere ", ritmo extra slow ma se non altro i due al microfono non ci rendono nota la situazione "matrimoniale" di mezzo gruppo. È già qualcosa.
La telecronaca bene o male scorre via , peccato che a un certo punto, imbeccato dal commentatore, il buon Petacchi si mette a parlare di quando correva lui, roba di 20 anni fa , minuti interminabili, chi scrive ride per non piangere, il mio co-redattore (eravamo in collegamento su facebook) va di facepalm, amareggiato, deluso, scuote la testa, mi domanda "ma cosa stanno dicendo ?" e chi scrive non trova una risposta, chi scrive continua a ridere.
A questo punto chiunque potrebbe pensare "beh, peggio di così non si può", e invece...
Invece a un certo punto il colpa di teatro, il genio, senza preavviso, le immagini della corsa "staccano" e Raisport si collega col "Palapanini" di Modena dove si è conclusa da poco la finale di Super Coppa tra Conegliano e Novara per un quarto d'ora di chiacchiere tra Lucchetta e un altro paio di tizi, "così", d'emblée, prima di tornare alla corsa e alla telecronaca (della corsa), roba che non si vedeva da tempi del motomondiale classe 500 negli anni '80.
Immaginiamo una situazione del genere nel bel mezzo della telecronaca di un anonimo Atalanta - Empoli, sarebbero stati volatili per diabetici, le società avrebbero fatto la voce grossa con le TV, sarebbero partiti i ricorsi al Codacons. Ora, nel momento in cui una TV (quale che sia) interrompe la trasmissione di una corsa per incastrarci dentro la "coda" di una partita di pallavolo arrecando un danno agli sponsors che hanno già di loro poca visibilità, se io sono un team manager, faccio un filmato di 10 minuti dove metto in evidenza il servizio reso all'intero movimento, poi chiamo Dagnoni e dico "buonasera presidente, sono "TIZIO" del settore comunicazione della squadra Tal dei Tali, mi faccia 5 stories su Instagram in italiano, lituano, olandese, russo, francese, inglese, tedesco e ucraino, le do' io i testi già tradotti, il mondo deve sapere come viene trattato il ciclismo femminile in Italia, dopo di che le stories le facciamo rilanciare dalle atlete, dai parenti delle atlete, dai fidanzati/mariti delle atlete, dalle amiche, dai dirigenti fino a quando le non vanno "in tendenza", così la prossima volta ci pensano due volte prima di interrompere... Dopo Insta, se sono il dirigente di una squadra, dico al mio social manager di fare un post su Facebook al giorno e mando avanti il tutto fino a quando i posts non vanno in tendenza anche su Facebook, dopodichè vado su youtube e metto il filmato della corsa (incluso il colegamento con Modena), poi vado su Twitter e anche li' giù "di spatola" a suon di "twits" per tutta la notte, poi chiamo il presidente della FCI e gli dico a) di convocare una conferenza stampa coi responsabili della redazione ciclismo di Raisport, b) di chiedere un po' più di attenzione e di equilibrio. Si fa così, altrimenti passi la vita a subire.
Cosa fanno i responsabili dei socials delle squadre ? I team managers sono contenti ? Se la risposta è "si", ci ritiriamo in buon ordine, se la risposta è "no" e gli serve qualcuno per gestire la parte "social", facciano sapere.
domenica 21 febbraio 2021
Elezioni FCI: due cose che speravamo di sentire.
Nonostante questo spazio si sia esposto da tempo a favore di un nome tra i candidati, in queste settimane abbiamo cercato di trovare e condividere più confronti possibili tra il poker di pretendenti alla presidenza della Federciclo di casa nostra, per offrirvi la più variegata platea di progetti, opinioni, buoni propositi. Abbiamo ovviamente avuto un occhio di riguardo sull’argomento ciclistico femminile, quest’ultimo ben poco discusso. Se da un lato il pensiero era che quando si parlava di ciclismo su strada era sottinteso tutto il mondo ciclistico di qualunque categoria, dall’altra però speravamo di più perché due cose non sarebbe stato male analizzarle.
1) Ciclismo rosa di casa nostra;
l’arrivo del World Tour femminile rappresenta una realtà di alto livello senza dubbio, ma solo per chi se la può permettere. Quando è stato varato è capitato che la 1^ Classe è salita di un gradino diventando Business Class, ma togliendo la seconda classe e trasformandola in turistica. Già questo è tema che rischia di costruire differenze che potrebbero – speriamo di no – riportare il ciclismo rosa di casa nostra a rivivere quel periodo dove poche persone lo tenevano in mano.
2) Salto con l’asta, senza l’asta;
continuare senza la categoria Under 23 il famoso ‘salto’ (da Juniores direttamente a Elite) rende le cose ben più complicate, favorendo una maggiore possibilità di perdere per strada un numero di ragazze che spesso, ciclisticamente parlando, devono crescere in fretta. Non tutte hanno il talento enorme di una Paternoster o di una Balsamo, non tutte riescono a trovare un ambiente dove la parola ‘pazienza’ trova casa ed è accettata da dirigenti o tecnici.
Ecco due motivi che speravamo potessero diventare argomento di discussione prima e impegno poi.
mercoledì 6 gennaio 2021
Scrivi "open" e leggi "salvezza" ?
Sono trentuno gli appuntamenti resi noti dalla Federciclo con il calendario gare 2021 per il panorama rosa nel nostro territorio. Non pochi, anche se vi sono delle distinzioni da rimarcare. Quella più evidente anche all’occhio del non appassionato è il numero di prove, sedici, che si presentano con la formula “open”. Due sole le prove World Tour dopo la retrocessione ciclistica del Giro, che vivrà di inviti che dovrebbero essere comunque di primo piano.
Sedici su trentuno sono praticamente un evento su due. Una formula che in questo periodo profuma di un comprensibile “uno per tutti e tutti per uno, sennò rischiamo di chiudere baracca” e che permetterà la presenza di più società per concentrarle in un evento utile ad avere una robusta presenza di concorrenti. Ottimo esempio è stata l’edizione messa in piedi dalla Racconigi Cycling Team in quel di Cuneo, che ha presentato una bella partecipazione in termini numerici.
All’occhio dell’osservatore occasionale, quello che non va certo a cercare questioni tecnico-sportive, questi eventi “aperti” non dovrebbero sfigurare. Di contro, al momento sono soltanto sei le prove specificatamente Juniores. Permetteteci di contarne due in meno, quindi quattro, visto che due sono quelle che assegnano i tricolori in linea e a cronometro. Le altre saranno dentro il meccanismo “open” per unire categorie di livello diverso e permettere, di riflesso, quella maggior partecipazione numerica che potrà provocare la sopravvivenza dell’evento.
A cura di Manuel
martedì 1 dicembre 2020
Perchè Di Rocco non è fuorigioco.
Pare che il non più lontano 2021 potrebbe rappresentare la fine dell’era ciclistica Di Rocco-Federciclo. Potrebbe, perché quando si gioca sulla scacchiera dei piani alti, nelle stanze dei bottoni, lo sport deve vedersela con la politica, gli interessi, le promesse, gli scambi di favore che diventano voto. La persona che settimane addietro, prima di tutti, si è presentata con la volontà di candidarsi per la presidenza e, sempre prima di tutti, ha iniziato a far conoscere le sue intenzioni nel caso di nomina è Silvio Martinello. Non stiamo a disquisire sulle possibilità dei candidati, sui perché si e perché no, sui pregi o sugli eventuali difetti.
Quello che ha riscaldato l’ambiente nel periodo dedicato alla campagna elettoral-ciclistica è il clima abbastanza pepato che pian piano si è fatto strada. Dichiarazioni che da una parte all’altra si sono fatte strada anche in modo un po’ acido. Certamente non l’ideale, ma forse figlie di un qualcosa che non si veda l’ora che cambi, mentre vi è una controparte che di farsi da parte non ne ha una gran voglia, o quantomeno non ha una gran voglia che le cose cambino troppo.
Due motivi per cui Di Rocco non è ancora fuori? Uno potrebbe essere che noi italiani abbiamo da sempre, per cultura, una paura dannata dei cambiamenti. Un’altra è che Di Rocco non viene soltanto da tre lustri da padrone di casa, ma da altrettanti nel dietro le quinte. In Federciclo vi sono persone che senza lui avrebbero dovuto trovarsi altro da fare la domenica. Quindi se da un lato vi è un candidato (Martinello) che sembra essere visto in maniera positiva, lo stesso dovrà vedersela con rappresentanti regionali o provinciali che a Di Rocco devono non poco.
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LE VOSTRE CRONACHE E LE MIE Le vostre cronache in due parole: il ciclismo femminile è in crescita. Le mie cronache: 30 anni di ciclismo femm...
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Okay, hai letto il titolo e hai pensato ''Predicatore, punto a) hai stancato; punto b) ma allora che cosa ci stai a fare qua sopra ?...
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DISCLAIMER: questo è un pezzo che non avrei mai voluto scrivere, ho aspettato, ho sperato che LORO se ne occupassero, per rendere giustizi...






