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martedì 1 dicembre 2020

Perchè Di Rocco non è fuorigioco.

 



Pare che il non più lontano 2021 potrebbe rappresentare la fine dell’era ciclistica Di Rocco-Federciclo. Potrebbe, perché quando si gioca sulla scacchiera dei piani alti, nelle stanze dei bottoni, lo sport deve vedersela con la politica, gli interessi, le promesse, gli scambi di favore che diventano voto. La persona che settimane addietro, prima di tutti, si è presentata con la volontà di candidarsi per la presidenza e, sempre prima di tutti, ha iniziato a far conoscere le sue intenzioni nel caso di nomina è Silvio Martinello. Non stiamo a disquisire sulle possibilità dei candidati, sui perché si e perché no, sui pregi o sugli eventuali difetti. 

Quello che ha riscaldato l’ambiente nel periodo dedicato alla campagna elettoral-ciclistica è il clima abbastanza pepato che pian piano si è fatto strada. Dichiarazioni che da una parte all’altra si sono fatte strada anche in modo un po’ acido. Certamente non l’ideale, ma forse figlie di un qualcosa che non si veda l’ora che cambi, mentre vi è una controparte che di farsi da parte non ne ha una gran voglia, o quantomeno non ha una gran voglia che le cose cambino troppo. 

Due motivi per cui Di Rocco non è ancora fuori? Uno potrebbe essere che noi italiani abbiamo da sempre, per cultura, una paura dannata dei cambiamenti. Un’altra è che Di Rocco non viene soltanto da tre lustri da padrone di casa, ma da altrettanti nel dietro le quinte. In Federciclo vi sono persone che senza lui avrebbero dovuto trovarsi altro da fare la domenica. Quindi se da un lato vi è un candidato (Martinello) che sembra essere visto in maniera positiva, lo stesso dovrà vedersela con rappresentanti regionali o provinciali che a Di Rocco devono non poco.


venerdì 16 ottobre 2020

Silvio Martinello, pensaci tu.



Il confronto tra il calendario delle gare 2021 e quello fine anni '90/inizio anni 2000 è impietoso, prendiamo l'anno di grazia 2001 ad esempio: si partiva a Marzo con la gara di Castenaso (BO) tradizionale apertura della stagione in Italia, si proseguiva con la Primavera Rosa ("Sanremo" femminile) e il trofeo Alfa Lum  (RSM), ad Aprile il Memorial Pasquale de Carlo, la gara di Rosignano (LI), il GP Polisportiva Cavriè (TV), il Liberazione a Crema e il trofeo Binda a Cittiglio, a maggio il menù proponeva il Trofeo papà Cervi a Gattatico (RE), la gara di Collecchio, il Giro del Piave, il trofeo Banca popolare di Bolzano, a Giugno si correva in quel di Paolisi (BN), il giro del Trentino e a seguire il campionato italiano, , Luglio proponeva il Giro d'Italia, il GP Carnevale d'Europa di Cento (FE) e il giro del Veneto, si saltava a Settembre con il trofeo Città di Schio, il giro di Toscana e il challenge di Sedriano (MI), tutte gare alle quali partecipavano le "top" riders del movimento italiane e straniere, tutte o quasi gare internazionali; se confrontiamo il calendario 2001 con quello 2020 ci viene da ridere anche se ci sarebbe da piangere, chi vorrà seguire le elitè in Italia avrà a disposizione (e vado a memoria), non più di 5 gare.
Terminato questo lunghissimo cappello introduttivo, è impossibile non notare che a fronte di una programmazione che per le squadre "World Tour" è già definita, per le "altre" regna l'incertezza più totale. Mentre altri sport come la F1 hanno già una bozza del campionato dell'anno venturo, il movimento ciclistico femminile (escluse le squadre World Tor, torniamo a ripetere), non sa se/dove/quando si correrà. È comprensibile che con il Covid che ancora aleggia sulle nostre teste sia impossibile fare previsioni, però almeno una bozza per capire ciò che sarà della stagione 2021 sarebbe gradita, permetterebbe alle squadre  e ai genitori delle ragazze più giovani di organizzarsi, invece... Niente ? Niente.
Da un lato non ci stupiamo più di tanto perchè abbiamo visto, senza andare tanto indietro nel tempo, che fino all'ultima o penultima settimana prima del via non c'era lo straccio di un'informazione sul Girorosa 2020:  tappe, altimetrie... nulla, tutto all'ultimo minuto e parliamo della corsa più importante al mondo, dall'altro, nonostante un discreto numero di corse all'attivo come spettatori e un interesse per il movimento più che decennale continuiamo a restare basiti di fronte a tanto disinteresse da parte di chi governa il ciclismo in Italia, una conduzione miope che pensa solo ai signori professionisti e che lascia la base abbandonata a se' stessa senza capire che senza la "base" crolla anche il vertice del movimento. Urge un cambiamento al vertice per provare a salvare quel poco che è rimasto, a buon intenditore poche parole.