Stando a quanto riportato da illustrissimi esperti di ciclismo femminile e cronaca sportiva, il movimento è in crescita, vi spiego perchè è una bugia clamorosa, di nuovo, perchè ve lo avevo già spiegato su un altro blog che avevo chiuso nel 2009.
Parliamo di "fatturato", una voce che di fatto non esiste nel ciclismo femminile anzi no, parliamo di budget. Le sfide che attendono il ciclismo femminile italiano nei prossimi anni sono ancor più impegnative perchè i fondamentali economici delle competitors internazionali ci mettono di fronte a una realtà che ogni giorno è sempre più imbarazzante. La differenza tra le migliori squadre europee resta elevata e il divario va ridotto per continuare ad aspirare a risultati in linea con la nostra storia. I grandi clubs esteri (Visma, UAE, Movistar, Canyon ecc) ci hanno distanziato nettamente sul piano degli investimenti che restano comunque lontani da quelli delle squadre maschili. Nessun club italiano è riuscito a crescere allo stesso ritmo, sintomo di un problema strutturale. Olanda, Emirati, Spagna, Stati Uniti, hanno saputo creare dei brands globali con un ''ritorno'' benefico sulle singole squadre di club, si cresce solo se il prodotto collettivo cresce, altrimenti ci si accontenta di quel poco che si riesce a mettere in tavola e di tante foto che guardano solo i soliti noti.
Parliamo ora di impianti... Da anni su queste colonne abbiamo segnalato l'indilazionabilità di alcune riorganizzazioni strutturali e almeno su questo non siamo stati i soli ma non ci voleva granchè.
Il velodromo di Montichiari resta l'unico esempio di struttura sportiva dedicata al ciclismo in Italia e non è qualcosa di cui andare particolarmente fieri perchè non è all'avanguardia, perchè ha una capienza che bastano due scolaresche in tribuna e hai fatto sold out, perchè più lontano da Milano o qualsiasi altra grande città del nord Italia non poteva essere, perchè il vostro odiato scriba ha visto quello di Manchester prima e dopo la ristrutturazione e non va oltre per ragioni di carità cristiana.
Serve un cambio di passo deciso, strutture ''dedicate'' per avvicinare i più piccoli alla pratica del ciclismo in sicurezza (fareste girare un bambino di 7-8 anni a Montichiari o al Vigorelli con quelle curve così inclinate ?), servono impianti in grado di garantire un'esperienza live a 360 gradi: accoglienza, confort, sicurezza, immagine a livello televisivo. Montichiari rappresenta solo un 1/20 del potenziale ''prodotto velodromi'' in Italia, troppo poco affinchè la gestione collettiva del ciclismo italiano riesca a dare una accelerazione significativa. Lo sviluppo di nuove infrastrutture è il tema cruciale del quadriennio post Dagnoni dal quale francamente non mi aspetto granchè, tema cruciale di un quadriennio durante il quale il ciclismo italiano dovrà saper scegliere tra il competere al massimo livello o l'emarginazione a cui A OGGI pare condannato inesorabilmente.
Squadre italiane e talenti: qui andiamo controcorrente ma seguiteci:
È necessaria una riduzione delle squadre elitè italiane, accompagnata da una revisione delle modalità di passaggio juniores - elitè perchè a oggi basta essere "figlie di", "fidanzate di" e si "passa", è necessaria per garantire alla Nazionale atlete di livello per continuare a competere. Sono urgenze che andranno accompagnate da altre riforme legate al talento, ad esempio quelle di squadre under 23 ''vere'' (non come quelle maschili che tutto sono meno che ''under'' ormai...) e di un calendario under 23 dedicato perchè serve una categoria ''cuscinetto'' tra le junior e le elitè, ma qui si predica nel deserto. Una generazione di cicliste italiane è o nel suo prime o a fine carriera, il prossimo triennio/quadriennio dovrà farne crescere velocemente una nuova capace di raccoglierne l'eredità.
Siete arrivati fin qui ? Vi meritate la verità: quello che ho scritto qui sopra è quello che ho scritto anni fa. Per dimostrare che non è cambiato niente, altro che ''il movimento è in crescita'' detto da quelli con la macchina fotografica sempre in mano... In un ventennio (quasi) non è cambiato niente, 20 anni sono stati buttati nel water ed è stata tirata la catenella anche se qualche soddisfazione sportiva qui e là ce la siamo presa, ma tirandoci dietro sempre gli stessi problemi che hanno intaccato ancora di più il potenziale del ciclismo femminile italiano.
Budget, cosa è cambiato tra il 2009 a oggi ? Il gap che già allora preoccupava il vostro odiato scriba è aumentato, perchè se 17 anni fa era ''importante'', adesso è imbarazzante, se in Italia una ''Continental'' spende all'incirca 150000 euro all'anno quando li ha, una ''Continental'' olandese ad esempio, arriva anche a 500000 euro a stagione; un divario siderale che viene in parte ridotto dai soliti exploits occasionali. E ho parlato di ''CONTINENTAL''...
''Artigianato'' contro programmazione, vedremo chi la spunterà alla lunga ma io ho un presentimento. Dice "eh ma non ci sono soldi"... Certo, poi bisogna vedere come ti poni davanti a un potenziale finanziatore, perchè chi muove milioni di euro non ha tempo da perdere e non perde tempo, se non hai un "piano", molto probabilmente non arrivi nemmeno a un primo colloquio preliminare, ma fagliela capire a certi team managers e al loro codazzo di fotografi e "giornalaisti" amici...
Questione velodromi: non è cambiato niente dal 2009, c'è Montichiari che è utile come una forchetta nel brodo per motivi legati alla logistica e alla capienza ridicola
Altre strutture non ce ne sono, Spresiano ? Boh... Pare un'altra cattedrale nel deserto solo un po' più grande rispetto a Montichiari, i lavori da un po' sono ripresi, hanno demolito per ricominciare a costruire, staremo a vedere, quel che è certo è che trattasi di un'altra struttura costruita a casa del Signore. Siamo i campioni del mondo di rendering, di ''plastici'' e di progetti su carta. Dal 1985 a oggi solo parole, dal crollo del Palasport di Milano a più riprese si è parlato di una ricostruzione, ma non è stato poggiato un solo mattone, forse perchè a Milano costa troppo ? Chiedo.
Il ciclismo italiano (su pista) continua a svolgersi in strutture obsolete che rappresentano perfettamente lo stato del ciclismo italiano, anche quello femminile: un passato glorioso, un presente sgarruppato, un futuro boh.
I talenti: abbiamo diverse ragazze ne loro "prime", qualcuna nella parte crepuscolare della sua carriera e (vado controcorrente), troppe squadre che non si capisce come facciano a stare in piedi e che contributo alla crescita delle atlete possano dare ma tant'è. Poche idee e ben chiare: esordienti, allieve, junior, under 23 e elitè, si ''passa'' per meriti acquisiti e non perchè papà ha l'aziendina di serramenti o il panificio e ci mette il badge sulla maglia della squadra.
Idem le corse: nessun minestrone di junior/under 20/under 23, open o che ne so, ogni categoria le sue corse coi suoi percorsi e i suoi chilometraggi e per quanto riguarda la categoria elitè deve valere anche in Italia il fatto che per avere una licenza servano garanzie bancarie. Per il bene delle atlete. Dice "eh ma così il ciclismo italiano muore"... No, perchè le piu forti comunque si accasano all'estero, perchè se ''passano'' solo le migliori, il problema della mancanza di squadre elitè WT non si pone, perchè se sei forte una squadra la trovi. Perchè serve qualità, e serve non disperdere le poche risorse che ci sono, visto e considerato il fatto che in Italia non sono capaci di trovare uno sponsor di quelli veramente importanti. Il ciclismo elitè non è una ONLUS, se non vai te ne vai e fai il giretto la domenica col fidanzato, non passi elitè per grazia ricevuta.
I risultati (anche se qui non siamo ''risultatisti'' ad ogni costo) saranno sempre più rari se il movimento non cambierà passo a livello organizzativo, economico e tecnico.
A si biri.
