venerdì 21 agosto 2026

Stando a quanto riportato da illustrissimi esperti di ciclismo femminile e cronaca sportiva...


 Stando a quanto riportato da illustrissimi esperti di  ciclismo femminile e cronaca sportiva, il movimento è in crescita, vi spiego perchè è una bugia clamorosa, di nuovo, perchè ve lo avevo già spiegato su un altro blog che avevo chiuso nel 2009.

Parliamo di "fatturato", una voce che di fatto non esiste nel ciclismo femminile anzi  no, parliamo di budget. Le sfide che attendono il ciclismo femminile italiano nei prossimi anni sono ancor più impegnative perchè i fondamentali economici delle competitors internazionali ci mettono di fronte a una realtà che ogni giorno è sempre più imbarazzante. La differenza tra le migliori squadre europee resta elevata e il divario va ridotto per continuare ad aspirare a risultati in linea con la nostra storia. I grandi clubs esteri (Visma, UAE, Movistar, Canyon ecc) ci hanno distanziato nettamente sul piano degli investimenti che restano comunque lontani da quelli delle squadre maschili. Nessun club italiano è riuscito a crescere allo stesso ritmo, sintomo di un problema strutturale. Olanda, Emirati, Spagna, Stati Uniti, hanno saputo creare dei brands globali con un ''ritorno'' benefico sulle singole squadre di club, si cresce solo se il prodotto collettivo cresce, altrimenti ci si accontenta di quel poco che si riesce a mettere in tavola e di tante foto che guardano solo i soliti noti.

Parliamo ora di impianti... Da anni su queste colonne abbiamo segnalato l'indilazionabilità di alcune riorganizzazioni strutturali e almeno su questo non siamo stati i soli ma non ci voleva granchè.

Il velodromo di Montichiari resta l'unico esempio di struttura sportiva dedicata al ciclismo in Italia e non è qualcosa di cui andare particolarmente fieri perchè non è all'avanguardia, perchè ha una capienza che bastano due scolaresche in tribuna e hai fatto sold out, perchè più lontano da Milano o qualsiasi altra grande città del nord Italia non poteva essere, perchè il vostro odiato scriba ha visto quello di Manchester prima e dopo la ristrutturazione e non va oltre per ragioni di carità cristiana.

Serve un cambio di passo deciso, strutture ''dedicate'' per avvicinare i più piccoli alla pratica del ciclismo in sicurezza (fareste girare un bambino di 7-8 anni a Montichiari o al Vigorelli con quelle curve così inclinate ?), servono impianti in grado di garantire un'esperienza live a 360 gradi: accoglienza, confort, sicurezza, immagine a livello televisivo. Montichiari rappresenta solo un 1/20 del potenziale ''prodotto velodromi'' in Italia, troppo poco affinchè la gestione collettiva del ciclismo italiano riesca a dare una accelerazione significativa. Lo sviluppo di nuove infrastrutture è il tema cruciale del quadriennio post Dagnoni dal quale francamente non mi aspetto granchè, tema cruciale di un quadriennio durante il quale il ciclismo italiano dovrà saper scegliere tra il competere al massimo livello o l'emarginazione a cui A OGGI pare condannato inesorabilmente.

Squadre italiane e talenti: qui andiamo controcorrente ma seguiteci: 

È necessaria una riduzione delle squadre elitè italiane, accompagnata da una revisione delle modalità di passaggio juniores - elitè perchè a oggi basta essere "figlie di", "fidanzate di" e si "passa", è necessaria per garantire alla Nazionale atlete di livello per continuare a competere. Sono urgenze che andranno accompagnate da altre riforme legate al talento, ad esempio quelle di squadre under 23 ''vere'' (non come quelle maschili che tutto sono meno che ''under'' ormai...) e di un calendario under 23 dedicato perchè serve una categoria ''cuscinetto'' tra le junior e le elitè, ma qui si predica nel deserto. Una generazione di cicliste italiane è o nel suo prime o a fine carriera, il prossimo triennio/quadriennio dovrà farne crescere velocemente una nuova capace di raccoglierne l'eredità.

Siete arrivati fin qui ? Vi meritate la verità: quello che ho scritto qui sopra è quello che ho scritto anni fa. Per dimostrare che non è cambiato niente, altro che ''il movimento è in crescita'' detto da quelli con la macchina fotografica sempre in mano... In un ventennio (quasi) non è cambiato niente, 20 anni sono stati buttati nel water ed è stata tirata la catenella anche se qualche  soddisfazione sportiva qui e là ce la siamo presa, ma tirandoci dietro sempre gli stessi problemi che hanno intaccato ancora di più il potenziale del ciclismo femminile italiano.

Budget, cosa è cambiato tra il 2009 a oggi ? Il gap che già allora preoccupava il vostro odiato scriba è aumentato, perchè se 17 anni fa era ''importante'', adesso è imbarazzante, se in Italia una ''Continental'' spende all'incirca 150000 euro all'anno quando li ha, una ''Continental'' olandese ad esempio, arriva anche a 500000 euro a stagione; un divario siderale che viene in parte ridotto dai soliti exploits occasionali. E ho parlato di ''CONTINENTAL''... 

''Artigianato'' contro programmazione, vedremo chi la spunterà alla lunga ma io ho un presentimento. Dice "eh ma non ci sono soldi"... Certo, poi bisogna vedere come ti poni davanti a un potenziale finanziatore, perchè chi muove milioni di euro non ha tempo da perdere e non perde tempo, se non hai un "piano", molto probabilmente non arrivi nemmeno a un primo colloquio preliminare, ma fagliela capire a certi team managers e al loro codazzo di fotografi e "giornalaisti" amici...

Questione velodromi: non è cambiato niente dal 2009, c'è Montichiari che è utile come una forchetta nel brodo per motivi legati alla logistica e alla capienza ridicola

Altre strutture non ce ne sono, Spresiano ? Boh... Pare un'altra cattedrale nel deserto solo un po' più grande rispetto a Montichiari, i lavori da un po' sono ripresi, hanno demolito per ricominciare a costruire, staremo a vedere, quel che è certo è che trattasi di un'altra struttura costruita a casa del Signore. Siamo i campioni del mondo di rendering, di ''plastici'' e di progetti su carta. Dal 1985 a oggi solo parole, dal crollo del Palasport di Milano a più riprese si è parlato di una ricostruzione, ma non è stato poggiato un solo mattone, forse perchè a Milano costa troppo ? Chiedo.

Il ciclismo italiano (su pista) continua a svolgersi in strutture obsolete che rappresentano perfettamente lo stato del ciclismo italiano, anche quello femminile: un passato glorioso, un presente sgarruppato, un futuro boh.

I talenti: abbiamo diverse ragazze ne loro "prime", qualcuna nella parte crepuscolare della sua carriera e (vado controcorrente), troppe squadre che non si capisce come facciano a stare in piedi e che contributo alla crescita delle atlete possano dare ma tant'è. Poche idee e ben chiare: esordienti, allieve, junior, under 23 e elitè, si ''passa'' per meriti acquisiti e non perchè papà ha l'aziendina di serramenti o il panificio e ci mette il badge sulla maglia della squadra. 

Idem le corse: nessun minestrone di junior/under 20/under 23, open o che ne so, ogni categoria le sue corse coi suoi percorsi e i suoi chilometraggi e per quanto riguarda la categoria elitè deve valere anche in Italia il fatto che per avere una licenza servano garanzie bancarie. Per il bene delle atlete. Dice "eh ma così il ciclismo italiano muore"... No, perchè le piu forti comunque si accasano all'estero, perchè se ''passano'' solo le migliori, il problema della mancanza di squadre elitè WT non si pone, perchè se sei forte una squadra la trovi. Perchè serve qualità, e serve non disperdere le poche risorse che ci sono, visto e considerato il fatto che in Italia non sono capaci di trovare uno sponsor di quelli veramente importanti. Il ciclismo elitè non è una ONLUS, se non vai te ne vai e fai il giretto la domenica col fidanzato, non passi elitè per grazia ricevuta.

I risultati (anche se qui non siamo ''risultatisti'' ad ogni costo) saranno sempre più rari se il movimento non cambierà passo a livello organizzativo, economico e tecnico.


A si biri.



giovedì 23 aprile 2026

Adesso non possono non esserci conseguenze

 


Il ciclismo femminile, al netto di tutta la ''crescita'' di cui si favoleggia fa pena. Pena però è un termine dalle mille sfaccettature, per cui è il caso di fare qualche distinguo. Il ciclismo femminile italiano fa pena, nemmeno nel Regno Unito dove il settore femminile è piombato in una crisi dalla quale non si se e quando si risolleverà, la situazione è così catastrofica; il ciclismo femminile italiano fa  pena, nazioni come il Belgio che fino a pochi anni fa non contavano niente a livello di risultati e di seguito (del settore femminile), sembrano la Lituania del periodo 1996 - 2001. 

Risultati degni di nota a livello di seguito ? Pochini ed estemporanei dovuti più che altro a semplice curiosità, l'organizzazione delle gare è appena presentabile, i media vanno avanti a foto e sterili comunicati stampa. Tanto che a una tangibile inversione di marcia e a un radicale mutamento non ha mai creduto nessuno, nemmeno lacchè professionisti ça va sans dire, i re del tramezzino all'hospitality, i primi a non volere il cambiamento.

La governance del ciclismo femminile fa pena nel senso di repulsione e fastidio ogni volta che un suo componente parla. Il resto non esiste, non c'è un vero e proprio Centro Tecnico a meno che non si voglia considerare tale Montichiari (è tornato a pieno regime by the way ? Mah... Chissà...). Quando quelli che comandano, disgraziatamente si palesano a video (ma solo su internet) o sotto forma di interviste (concordate ?) generano nel Predicatore che ha seguito le sorti del ciclismo femminile in Italia fin dagli albori o quasi irritazione, insofferenza quando va bene e indifferenza al punto tale che quasi si dimentica l'indirizzo web del suo blog quando lo vuole aggiornare.

Quando il vostro odiato scriba vede il king of selfies, scatta una compilation di rosari pagani, di amare derisioni. Una governance che fa pena perchè non si capisce come faccia a restare in sella nonostante i fallimenti gestionali, deve avere delle qualità nascoste, non percepibili ai non addetti ai lavori...

Quindi ? Quindi via tutti, il reset può non essere la soluzione, ma davanti a promesse non mantenute, ''commissioni atlete di alto livello'' o qualcosa del genere (erano i primissimi anni 2000), incontri, tavoli e tavole rotonde, convegni e chi più ne ha viste più ne ha messe nel corso degli anni, forse potrebbe essere terapia.

Il declino (quello italiano giova ricordare) di un movimento che ha vissuto momenti di grande splendore nonostante tutto e nonostante il poco seguito (e ci riferiamo sempre al quinquennio 1996-2001) non può non comportare ripercussioni ad ogni livello del ciclismo italiano, non si possono sempre eludere gli errori e gli oneri. 

L' ''azienda'', visto che chi comanda la vede come tale, ha  un movimento che tra junior e elitè porta risultati ogni stramaledetto anno e chi comanda cosa fa ? Boh...

Squadre che hanno chiuso e che chiuderanno, gare a loro modo ''storiche'' magari non per i contenuti tecnici ma per la presenza costante in calendario che non esistono più, una sequenza ininterrotta di errori piccoli e macroscopici, di disastri cruciali, di conservatorismo politico volto a mantenere intatto il potere politico. 

Da quasi 30  anni (fa impressione a pensarci), continuiamo a ripetere le stesse cose e da sei anni al timone ci sono sempre gli stessi. Se dopo 30 anni ci ritroviamo ancora in questa situazione , significa che questo tempo è passato inutilmente. Impianti ? Se ne parla ma boh... Un velodromo coperto a Milano ? Lo aspettiamo dal 1986, le squadre che chiudono o sono costrette e ridimensionarsi per stare in piedi ? Al gestore frega zero. La promozione delle gare ? Siamo rimasti a metà anni 90, le gare cancellate e mai più riproposte ? Chissenefrega, tanto arrivano le medaglie... Qualcuno deve renderne conto, non si può sempre risolvere tutto con una alzata di braccia e un ''ma cosa vuoi fare... Ma lascia stare...'', e quel ''qualcuno'' che aveva la responsabilità di fare le riforme non le ha fatte. Una ''azienda'' (chiamiamola così) che è stata il contesto perfetto per battaglie di potere fra le parti senza capire che facendo ''sistema'' ci avrebbero guadagnato tutti. Una ''azienda'' che ha messo insieme le peggiori magagne delle squadre di club e non un solo pregio. A tutti i livelli sono mancati managers ''capaci'', non i fuffamen che parlano per frasi fatte, ed è mancata la visione. 

Coloro i quali nel corso degli anni hanno messo in luce le criticità del settore femminile sono stati messi da parte preferendo non ascoltarne i moniti, preferendo la strada maestra del fallimento ad libitum. Così ci si è arrangiati alla meno peggio come capita spesso e volentieri in Italia sperando nello ''stellone'', andando avanti con superficialità e il convincimento che accontentando tutti e nessuno si faceva l'interesse del movimento; uno straordinario errore che paghiamo in maniera avvilente.

Tanti motivi del generale ''impoverimento'' avvenuto negli ultimi 20 anni a star stretti, molteplici le responsabilità: di chi comanda e di chi comandava, di diversi team managers, di certi media: è giusto trovare i colpevoli, è più stringente cercare delle cure che funzionano. Sempre tenendo a mente che ci vorrà tempo, gli uomini ''giusti'', tanto lavoro e la voglia di iniziare a ''fare'' il ciclismo femminile in Italia. Abbiamo davanti a noi un anno e 8 mesi prima di provare per l'ennesima volta a rilanciare il movimento, in questo lasso di tempo il ciclismo femminile italiano ha la possibilità di ripensarsi in modo profondo, significativo, di trovare le persone giuste e di partire perchè qui si tratta di partire, non di ripartire. Adesso serve solo questo, iniziare già da ora ad andare avanti lasciando indietro tutti coloro i quali non si sono dimostrati all'altezza della situazione. Qualcuno potrà dire ''si ma Predicatore, tu hai delle idee ? Delle proposte ???''.  Scorrere il blog e leggere please.


Il Predicatore

giovedì 27 marzo 2025

Raccogliete le vostre cose e liberate il ciclismo femminile, basta così per favore. Basta.


LE VOSTRE CRONACHE E LE MIE

Le vostre cronache in due parole: il ciclismo femminile è in crescita.

Le mie cronache: 30 anni di ciclismo femminile di alto livello, 30 anni di gestione ''fredda'', scialba, non all'altezza della storia e del blasone di questo glorioso sport, senza alcun rispetto per la passione e l'impegno delle cicliste: questo hanno detto i fatti, a detrimento di un mare di passione e di impegno  delle cicliste e di una quantità incalcolabile di risorse dilapidate da certi team managers,   di atlete di valore messe in condizione di smettere a nemmeno 25 anni nell'indifferenza più totale di Gruppi Sportivi, di sponsors, di team managers e di quelli che governano lo sport.
Risultati modesti se non addirittura ''dissestati'' a livello gestionale, però tra record a nastro di medaglie dal settore junior, un filone che per fortuna, almeno quello, pare non avere mai fine anche se su questo blog non siamo mai stati per il risultato a tutti i costi di una ciclista piuttosto che di un'altra. Parola d'ordine ''galleggiare con ignavia'' (quando va bene...) ma senza obbiettivi concreti, senza un minimo di planning, senza oculatezza. La passione di quei pochissimi tifosi di ciclismo femminile che si sciroppavano 600 km in un giorno tra andata e ritorno per vedere una corsa, i veri tifosi di ciclismo, non gli occasionali che passavan di lì per caso, è finita in un baratro di delusione, prigioniera di miraggi fantozziani, del disappunto, di promesse mai mantenute e di incazzature cosmiche, pertanto...


...Pertanto, visto e considerato che (change our mind if you can) non è stato fatto nulla, che chi più chi meno, TUTTI in campagna elettorale hanno dimostrato scarso interesse per il movimento femminile (i programmi sono lì da leggere) chiedo a gran voce: 

LASCIATE AD ALTRI, PASSATE LA MANO, LIBERATE IL CICLISMO FEMMINILE !!!

Il Predicatore

 

lunedì 13 gennaio 2025

100 giorni di ritardi, silenzi e omissioni ma ''tranquilli, c'è tempo''.

 


DISCLAIMER: questo è un pezzo che non avrei mai voluto scrivere, ho aspettato, ho sperato che LORO se ne occupassero, per rendere giustizia a Muriel se non altro, per quello che poteva servire, eppure niente, come al solito. 


C'è tempo, perchè inquietarsi tanto ? In fondo siamo solo al 13 Gennaio, 100 giorni  circa dalla scomparsa di Muriel Furrer ai mondiali di Zurigo e dall'indifferenza di certi media specializzati a un travaso di bile (del Predicatore) è stato un attimo esami alla mano, potrebbe darne prova un gastroenterologo, uno qualsiasi. È stato sufficiente dare un'occhiata su Google, di quell'incidente ne hanno parlato tra gli altri CyclingPro, la Repubblica, Bikechannel, InBici, RSI, Ansa, Corsport, SportMediaset, Tuttobiciweb, la rosea, Sky sport, il Corsera, Bicisport, Raisport e qui mi fermo perchè l'elenco è lunghissimo, mancano solo ''LORO''. 

Eventi diversi, anni, mesi e settimane diverse ma la musica è sempre la stessa. Stessa aria, stessa solfa, 2025, 2024, 2023, 2019, 2015, 2009. tranne rarissime eccezioni, ovviamente imprescindibili per avvalorare la regola, in 15 anni, negli ultimi 15 anni, è andata in scena sempre lo stesso copione, vien da dire che forse si stava meglio quando si stava peggio e c'era solo Cyclingnews e pochi altri siti tra i quali Sportpro.it e il forum ''ciclismofemminile.com''  ', poi sono arrivati i ''tuttapposters'' dell'informazione in rosa e ciaone. Siamo nell'era del ''va tutto bene'', ''siamo una grande famiglia'', ''se ne parli vuoi il male del movimento, vai a vedere il calcio'', nel frattempo una ragazzina di 18 anni ci lascia la vita durante un mondiale e LORO che fanno SOLO QUELLO, che si occupano SOLO DI QUELLO, nemmeno due righe nonostante siano lì sul posto, forse distratti dai tramezzini dell'hospitality.

Basta così PER IL MOMENTO.


Il Predicatore





venerdì 29 novembre 2024

Presidente Dagnoni e team managers italiani, permettono un paio di domande ?



Dopo mesi di esilio più o meno forzato il Predicatore torna a vergare queste gloriose colonne perchè sente che è necessario, che deve farlo.
''Digerite'' le vittorie al Fiandre, al Giro e al mondiale su pista nell'americana (basta chiamarla ''madison'', pietà per favore), arriva inevitabile quel periodo quando chi tira le fila dell'informazione ciclistica in rosa si ritrova nella sala del caminetto a ricordare ciò che è stato e a prepararsi per la stagione del ciclocross, e c'è chi ne ha le scatole piene di vedere il movimento andare avanti con un solo imperativo tassativo: ''galleggiare''.
Una stagione a due facce, da una parte le vittorie (finchè arrivano), dall'altra un settore, quello della ''base'', che se avesse lo stesso seguito della serie A di calcio vedrebbe proteste di piazza ogni 3x2 con cassonetti dell'immondizia rovesciati e bruciati per quanto sia abbandonato a se' stesso, d'altro canto com'era la filastrocca ? WT o classe turistica per citare Manuel del canale YT ''Giù di sella'' (qui il link https://www.youtube.com/@giudisella4944 ) , la base ''galleggia'' nella mediocrità più assoluta sperando che non arrivi un'onda un po' più alta e i cassonetti restano al loro posto, per fortuna trattasi di ciclismo femminile e non di football.
Terminato il solito pallosissimo cappello introduttivo, ci sono un paio di domande che il Predicatore vorrebbe fare al presidente se avesse la possibilità di intervistarlo:

1) Presidente, perchè le nostre atlete vanno all'estero non appena se ne presenta l'occasione ? Lei che è un imprenditore e un dirigente di successo sa che un dirigente non è pagato o non resta in carica a zero € per fare succedere l'ineluttabile. Com'è possibile che un bravo imprenditore non riesca a ''costruire'' un settore, quello femminile, dove il suo bene più prezioso (le atlete) non sia incoraggiato a restare nei patrii confini  ? 
Sono tutte delle vili mercenarie eteroguidate da ingordi procuratori o presunti tali o magari si potrebbero dare a queste ragazze delle motivazioni che non siano solo carriolate di euro o di dollari a seconda del team di appartenenza ? La teoria manageriale insegna che le atlete per lavorare bene devono essere pagate il giusto, ma poi gli incentivi sono (anche) altri: avere un impatto concreto sugli appassionati di ciclismo (non di ciclismo maschile o femminile no, di ciclismo), ricevere apprezzamenti per i risultati conseguiti che vadano oltre qualche ''like'' e qualche ''brave siete forti'' nei commenti ai posts su Facebook, essere responsabili per quello che fanno e per la parte di società che rappresentano, poter essere orgogliose del loro operato. Un'idea per ''agevolarla'' nella risposta: aiutare concretamente tramite gli sponsors quelle società che dimostrano fattivamente di avere un piano di sviluppo non solo legato alla banale performance ma alla promozione di ciò che fanno ? Mi dimostri che ti sbatti per ampliare il tuo pubblico con un piano marketing articolato, fattibile e fuffaguru free ? Ti aiuto ? Resti ancorato al 1998 ? All' ''arriviamo, gonfiamo le gomme, diamo due direttive alle ragazze, corriamo e sbaracchiamo'' ? Non becchi soldi dalla FCI. Easy.

Un'altra domanda che però rivolgo a coloro i quali sono al timone dei gruppi sportivi: ma vi piace proprio tanto questa mediocrità ? Anche il solo pensare di crescere pare brutto ? Con ''tradizione e cultura vincente'' cit. , mediocri direttorelli marketing costruirebbero griffe straordinarie e con posizionamenti impareggiabili, ci sono cinesi che mettono centinaia (CENTINAIA) di milioni di euro su settori con molto meno appeal. Perchè il ciclismo femminile deve essere peggio di tanti altri sports a prescindere dalle vittorie e dalle non vittorie ? Facciamo si che le bambine che danno i primi colpi di pedale possano sperare di correre un giorno , facciamo si che le bandiere delle icone del passato che hanno fatto la Storia del ciclismo femminile da metà anni '90 al 2008/2009 vengano issate di nuovo per non disperdere un capitale di ''esperienza'' inestimabile e che il movimenento ha messo in un angolo come un videogioco che il bimbo non vuole più perchè è uscita la nuova release. Facciamo che il ciclismo femminile (ri)acquisti quel forte collegamento territoriale, che le atlete vadano nelle scuole a spiegare l'etica dello sport e che i ds aprano le porte delle sedi dei loro teams, e che tenere aperte le porte delle sedi dei teams siano aperte e non blindate per paura che qualcuno possa venire a conoscenza delle mirabolanti tattiche della domenica. Facciamo che la carriera di una atleta non finisca col secondo anno da allieva, facciamo si che una capitana sia una capitana per sempre o per tanto tempo come una volta (e non è una boomerata ok ?). Facciamo questo benedetto ciclismo femminile, quello dove vincere non è l'unica cosa che conta, coloro i quali hanno tifato per alcune atlete che non nomino lo hanno già dimostrato negli anni addietro.
Per concludere, il ciclismo (anche quello femminile) non è il tamburello o il gioco delle bocce che su alcuni quotidiani sportivi ha la sua bella pagina ogni santo giorno o quasi, come detto poc'anzi abbiamo cultura vincente e tradizione ma per quanto riguarda la base non abbiamo un progetto tecnico e non abbiamo ambizioni, ''tanto i talenti vengon fuori comunque'' CIT. , non abbiamo più una Storia perchè quella del ciclismo femminile in Italia è finita nel dimenticatoio e ciò non è (più) tollerabile. A prescindere dai risultati a livello WT.
Il ciclismo femminile è diventato un sport votato al ''risultatismo'' duro e puro, o vai, o a 16 anni hai finito di correre, ''tanto i talenti vengon fuori comunque'' no ? Chissenefrega di aspettare che le atlete completino la maturazione a livello fisico-atletico... Avanti di questo passo e non resterà più niente, altro che WT... 

Ne riparliamo tra tre anni.

Il Predicatore


domenica 26 maggio 2024

La visibilità del ciclismo femminile in Italia ? Chissenefrega...

 Sempre la stessa cantilena ogni stramaledetta volta che una delle nostre vince o fa un piazzamento nelle prime 5 in una gara WT: ''speriamo che questo risultato possa aiutare il ciclismo femminile ad avere la visibilità che merita, la federazione deve fare di più e bla bla bla'' ad libitum dal 1998 ai giorni nostri e per gli anni a venire.

Sarà... Il sentimento più ricorrente almeno per quanto riguarda il Predicatore è quello di serena rassegnazione alla quale è abituato ad... abituarsi anche se non dovrebbe essere così, perchè i veri appassionati non sono o non dovrebbero essere così ma tant'è. Forse, almeno per quanto riguarda l'Italia, è inutile parlare di errori commessi da altri negli ultimi 25 anni che hanno compromesso le ultime stagioni, quelle dei lustrini, delle dirette su Eurosport, delle interviste in un inglese un po' così e infarcite di ''yeah'', dei baci e abbracci dopo la corsa a favore di telecamera, dei clicks dei soliti noti che finora al movimento non hanno portato niente ammesso e non concesso che l'intento fosse quello di fare ''informazione'', ma anche li' vabbè, stendiamo un velo e vedete voi se debba essere pietoso oppure no. Freedom of choice insomma.

Personalmente, il Predicatore ha sempre guardato all'estero, non ha mai pensato che il movimento rosa in Italia potesse ambire a qualcosa in più che non fossero quei 20-30 curiosi over 70 dietro le transenne e un paio di junior della zona con il jeans all'ultima moda che fanno lo struscio sul rettilineo d'arrivo 5 minuti prima dello sprint finale sperando di fidanzarsi con la russa/lituana/ucraina/americana carina nell'immediato dopocorsa; non lo pensava prima, figuriamoci oggi... Seriously.

Il ''cammino'' del settore femminile è chiaro: quando sarebbe almeno auspicabile un salto di qualità, questo non arriva mai. In questo modo risulta anche difficile sognare, change my mind ma anche same old story.

E questa è l'Italia dove leggi ''il ciclismo femminile non lo seguo per niente, vanno talmente piano che pare abbiano le gomme sgonfie'' eggià... Talmente abituati a vedere corridori che vanno contro le leggi della fisiologia in barba a qualsiasi controllo antidoping che anche i 40-41 di media di una gara femminile diventano ''robetta''. Poi c'è l'estero, vedi ad esempio la Roubaix femminile con il velodromo non dico strapieno ma comunque più che discretamente gremito e tanta gente a bordo strada e tu li' davanti alla tv o al PC che non capisci se il ciclofilo italiano medio sia difficilissimo da accontentare o se in Francia siano mica tanto a posto con la testa se prendono su e si piazzano in mezzo al nulla, nel fango, su un tratto di pavè, in campagna, al freddo, per vedere passare delle tipe che con tutti gli sport che potevano praticare, proprio il più sfigato e il meno considerato a certe latitudini ma non tutte.

Il Predicatore ha avuto modo di assistere alle gare della stagione 1998 e dei primi anni 2000 quando il livello tecnico era al massimo del potenziale (con rispetto parlando per le atlete che corrono nel 2024 eh ?), ecco, sarebbe bello se tutto quello che è stato finora, a partire dalla malagestione di certi team managers, venisse azzerato da una bella partecipazione di pubblico al Giro, ci farebbe accettare più serenamente il ritorno a quella che per il ciclismo femminile (in Italia) è la normalità. 

Cosa direbbe il Predicatore se avesse modo di parlare alle atlete elitè italiane se fosse su un palco con un microfono ? Forse direbbe ''con il vostro impegno e i vostri risultati avete dato umanità e lustro al movimento, ma se tra qualche mese doveste decidere di emigrare tutte all'estero beh, non me la sentirei di condannarvi. Ovviamente mi auguro che possiate restare e avere il riconoscimento che meritate ma la realtà è che in Italia del ciclismo rosa importa a ben pochi. Date retta, piuttosto il Regno Unito dove in certe gare non hanno nemmeno il nastro isolante per fare la linea d'arrivo e nemmeno le transenne , ma dove il pubblico apprezza il vostro impegno. Davvero''.


Un saluto e ci risentiamo al prossimo post, la foto non l'ho messa perchè non me ne fregava niente.


Il Predicatore

martedì 5 marzo 2024

''È inutile resistere'' semicit.




Okay, hai letto il titolo e hai pensato ''Predicatore, punto a) hai stancato; punto b) ma allora che cosa ci stai a fare qua sopra ? Esci e vai a fare un giro visto che sei ''off''' e a Milano c'è il sole... Okay ma una mezz'oretta tu che leggi devi darla al Predicatore perchè è ora (ed è sempre ora) di mettere la parola fine ai sensazionalismi e alle cazzate di coloro i quali pensano che la musica sia cambiata. Se hai visto la foto in apertura di post hai già capito di cosa si parlerà qui di seguito, almeno all'inizio.

                                               PARLIAMOCI CHIARO

Sono passate diverse settimane dalla presentazione del Giro d'Italia femminile che vai a sapere se è la denominazione giusta oppure no perchè tra Girorosa e Girodonne non ci si capisce più niente (dategli un nome a 'sta corsa e che sia quello please). ''Au dela''  dei toni trionfalistici di quelli che ''adesso vedrai con RCS...'', s'è visto poco: una presentazione su internet condita da tante chiacchiere per allungare il brodo ma non gliene si fa una colpa (a RCS) perchè è prassi consolidata ovunque, basti pensare al draft NBA che potrebbe durare 10 minuti e che invece ti costringe a far mattina se vuoi seguirlo dall'inizio alla fine tra chiacchiere, interviste, comparsate di rappers e personaggi che vai a capire dove li vanno a pigliare.
Quindi (e parliamo del Giro sia ben chiaro), abbiamo visto ospiti che sembravano passati di li' per caso ma non gliene si fa una colpa (a ridaje...) e qualche intervista alle nostre atlete più in vista con un'unica piacevole novità: non si è dovuto aspettare le fatidiche due settimane prima della partenza per avere un percorso, almeno quello... Il minimo sindacale however e oh ragazzi sia ben chiaro, qui si parte dal presupposto che si è fatto quel che si è fatto perchè evidentemente ''quello'' c'era a disposizione, evidentemente era impossibile avere in studio delle atlete (anche ex, magari di quelle che hanno fatto la storia del ciclismo femminile) o qualche DS/team manager, insomma alla fine ci si è un po' persi nel mare magnum della solita ridondanza che abbonda in occasioni come queste dove l'aspetto tecnico della corsa fatica a trovare spazio #changemymind .
Che altro ? Nei giorni successivi al vernissage abbiamo avuto la presentazione delle tappe su facebook che sapeva molto di promozione turistica delle località  toccate dal Giro e pochissimo altro. E nei mesi successivi ?  Interviste ? Nothing. Video di presentazione delle protagoniste ? Nothing. ''Niente ? Niente'' cit. e da ripetere ad libitum, da sempre e per sempre.
 Ora, è ovvio che non è facile tirar fuori contenuti a getto continuo per un evento che deve svolgersi tra ''X'' mesi, però è ora di fare un salto in avanti con la comunicazione e su queste colonne lo abbiamo ribadito fino alla nausea, perchè è vero che non si può costringere nessuno a seguire un determinato sport, è vero anche che se si ha un ''prodotto'' non dei più ''cheap'' tra l'altro e lo si lascia in magazzino, ha voja  a venderlo... 
Ecco, per il momento il Giro d'Italia femminile è una vetrina in allestimento dal punto di vista della dannata e stramaledetta promozione, c'è molto da fare e il tempo stringe perchè la ''bolla'' del World Tour (al femminile) potrebbe scoppiare da un momento all'altro e magari chissà, senza squadre WT si rischierebbe di cambiare promoter un anno si e l'altro no col rischio di avere una ''produzione'' non diciamo da gara di paese ma senz'altro ''poor''.
Un giudizio sul percorso ? RCS rimandata al 2025 perchè per il primo anno si trova ad organizzare una gara a tappe riservata alla categoria donne elitè, l'edizione 2024, vista sulla carta non ''scalda'' più di tanto, è troppo breve (vado a memoria, ma nel 2000 le giornate di gara erano 12 con due semitappe)  e sembra strutturata per avere la massima incertezza dall'inizio alla fine, ma come detto poc'anzi, è una annata di rodaggio la ''2024'' anche se RCS non ne avrebbe bisogno visto che il Giro maschile che è sicuramente una ''macchina'' più complessa da fare funzionare, lo organizza da qualche annetto ormai... ''Staremo a vedere'' come diceva un tizio che commentava la Formula 1 sulla RAI anni fa.


                                                        OFF TOPIC

Una piccola digressione rispetto a quanto abbiamo ampiamente discusso fin qua la merita il flop (finora) del World Tour che ''Tour'' non è perchè non esiste una ''challange'' cit. A. De Zan , non esiste una Coppa del Mondo ma solo un elitè di squadre che può spendere più di altre che sono da considerarsi di seconda fascia, alcune solo per motivi di budget, non per la storia in alcuni casi gloriosa che hanno alle spalle. 
Perchè flop ? Basta guardare una qualsiasi corsa su GCN/Eurosport ecc per notare che tolta la zona d'arrivo, le ragazze corrono nel deserto e nell'indifferenza più totale, il tempo si è fermato al glorioso 1999.
 Dice ''eh ma in Belgio e in Olanda...'', certo, ma li' è un fattore culturale, per il resto pare che l'innalzamento dei budgets, l'immagine che si percepisce dal di fuori di una certa professionalità, le interviste in un inglese ''un po' così'' non abbiano portato nessun miglioramento significativo in termini di pubblico a bordo strada che è quello che conta ed è la cartina di tornasole della salute del movimento. Al di fuori della nicchia Belgio/Olanda e Regno Unito talvolta, del ciclismo femminile non gliene importa niente a nessuno, sopratutto in Italia ed ''è inutile resistere'', forse. Sorry about that...

Un saluto e un ringraziamento

Il Predicatore