martedì 1 dicembre 2020

Perchè Di Rocco non è fuorigioco.

 



Pare che il non più lontano 2021 potrebbe rappresentare la fine dell’era ciclistica Di Rocco-Federciclo. Potrebbe, perché quando si gioca sulla scacchiera dei piani alti, nelle stanze dei bottoni, lo sport deve vedersela con la politica, gli interessi, le promesse, gli scambi di favore che diventano voto. La persona che settimane addietro, prima di tutti, si è presentata con la volontà di candidarsi per la presidenza e, sempre prima di tutti, ha iniziato a far conoscere le sue intenzioni nel caso di nomina è Silvio Martinello. Non stiamo a disquisire sulle possibilità dei candidati, sui perché si e perché no, sui pregi o sugli eventuali difetti. 

Quello che ha riscaldato l’ambiente nel periodo dedicato alla campagna elettoral-ciclistica è il clima abbastanza pepato che pian piano si è fatto strada. Dichiarazioni che da una parte all’altra si sono fatte strada anche in modo un po’ acido. Certamente non l’ideale, ma forse figlie di un qualcosa che non si veda l’ora che cambi, mentre vi è una controparte che di farsi da parte non ne ha una gran voglia, o quantomeno non ha una gran voglia che le cose cambino troppo. 

Due motivi per cui Di Rocco non è ancora fuori? Uno potrebbe essere che noi italiani abbiamo da sempre, per cultura, una paura dannata dei cambiamenti. Un’altra è che Di Rocco non viene soltanto da tre lustri da padrone di casa, ma da altrettanti nel dietro le quinte. In Federciclo vi sono persone che senza lui avrebbero dovuto trovarsi altro da fare la domenica. Quindi se da un lato vi è un candidato (Martinello) che sembra essere visto in maniera positiva, lo stesso dovrà vedersela con rappresentanti regionali o provinciali che a Di Rocco devono non poco.


martedì 24 novembre 2020

Giovani cicliste, fatevi un regalo sotto l’albero.




Il lavoro di Antonella Stelitano “Donne in bicicletta” (Ediciclo Editore) è una boccata di ossigeno dal punto di vista della promozione che guarda al ciclismo rosa di casa nostra. Storicamente ben approfondito, riporta testimonianze di protagoniste del passato, com’anche racconti riguardanti gare di cui forse nemmeno gli appassionati sapevano l’esistenza. Come chi scrive. Si, perché qui la specialità sportiva del “Salto sul carro del vincitore” non è mai stata praticata.

Si tratta di un testo interessantissimo anche perché non riporta soltanto i pregi, ma anche alcuni difetti riguardanti l’altra metà del sellino ed il suo mondo agonistico. Un dietro le quinte mai troppo raccontato ieri come oggi, solitamente per quieto vivere o per mera convenienza personale. Tra le curiosità negative che sono riportate con attenta dovizia dall’autrice troviamo anche i pensieri di pluri-acclamati vecchi campioni del nostro ciclismo, giornalisti sportivi affermati oggi scomparsi, com’anche testate specialistiche molto note, che non vedevano con il massimo entusiasmo la figura della ciclista. Un lavoro forse dedicato più alle donne che in passato hanno aperto la strada per questo settore sportivo, ricevendo ben poco rispetto a quello che hanno dato e che ancora ben poco ricevono.

Una cosa infatti che ogni tanto riemerge tra le righe, nonostante il passare dei decenni e dei capitoli, riguarda la differenza economica che ancor oggi vive tra uomini e donne. Un lavoro editoriale prezioso, consigliato per le giovanissime cicliste d’oggi che possono trovare, tra queste pagine ciclistiche, anche il racconto di un’Italia che aveva, verso la donna che saliva in sella per sport, un’idea trogloditica e ignorante, spesso trattandola con (consapevole?) sufficienza e penosa stupidità.


sabato 31 ottobre 2020

Parola d'ordine ? "Non parlarne"

 


Sei un appassionato di ciclismo ? Segui il ciclismo femminile ma non vuoi ingrassare le casse di Trenitalia o delle compagnie petrolifere andando su e giù per l'Italia per seguire le gesta delle nostre atlete ? Nessun problema, ci sono LORO, sono ovunque, anche all'estero beati loro, fotografano tutto, da bordo strada ma anche in sella alla moto, postano le foto del podio con gli immancabili vecchietti "amici di", gli "imbucati" che il lunedi mattina al circolino ACLI possono far vedere la loro foto a fianco alla vincitrice, fotografano anche e sopratutto cose di secondaria importanza come le unghie laccate, l'ultimo modello di occhiali, il nuovo colore dei capelli, i braccialetti, i vezzi femminili insomma; scrivono la cronaca delle gare raccontando che la prima è arrivata prima, la seconda è arrivata seconda e così via. 

Tutto molto bello, peccato che omettano di raccontare anche quello che accade dietro le quinte e di cui (LORO) sono a conoscenza, ad esempio le molestie alle quali le atlete sono sottoposte (ne parla cyclingnews.com in un articolo datato Marzo 2020 https://www.cyclingnews.com/news/uci-opens-investigation-into-allegations-of-sexual-abuse-at-doltcini-van-eyck-sport/), aggressioni verbali, ricatti (sopratutto alle ragazze dell'Est Europa, le più giovani in particolare), "lavate di capo" memorabili a bordo strada viste e sentite da chi scrive dopo un ritiro e che importa se magari l'atleta vittima di questo malcostume è stata fatta partire nonostante non fosse in perfette condizioni fisiche, accompagnatori che ancora adesso ci domandiamo cosa accompagnino e cosa effettivamente facciano, quale ruolo abbiano nelle squadre che in passato si sono resi protagonisti di comportamenti "borderline" e che sono stati cacciati. I (web) media nostrani (fatta eccezione per un sito che non nomino) non hanno (MAI) niente da dire a riguardo ? La domanda è sempre la stessa: Niente ? Niente. Paura di perdere gli accrediti ? Paura di non ricevere le agevolazioni per quanto riguarda hotels e viaggi ? Paura di non essere più invitati alle presentazioni delle squadre e alle cene di fine anno ? Paura di non poter presenziare in qualità di "fotografi accreditati" alle premazioni o ai galà di fine anno ? Paura di rovinare il loro orticello ? Sarebbe ora di scoperchiare il pentolone e di prendere di petto anche i problemi del movimento senza limitarsi a sbandierare ai quattro venti solo il "bello", quello delle molestie è un problema dello sport femminile, ANCHE del ciclismo femminile, chi ha davvero a cuore le sorti delle atlete, chi grazie alle tante visuals può raggiungere un elevato numero di fans, ha il dovere di parlare anche delle "criticità" che c'erano 20-25 anni fa e chi ci sono tutt'ora, per le foto delle unghiette laccate c'è sempre tempo, sempre che LORO vogliano davvero bene alle atlete.


PS Non è non vuole essere un dissing, è la pura realtà.

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venerdì 16 ottobre 2020

Silvio Martinello, pensaci tu.



Il confronto tra il calendario delle gare 2021 e quello fine anni '90/inizio anni 2000 è impietoso, prendiamo l'anno di grazia 2001 ad esempio: si partiva a Marzo con la gara di Castenaso (BO) tradizionale apertura della stagione in Italia, si proseguiva con la Primavera Rosa ("Sanremo" femminile) e il trofeo Alfa Lum  (RSM), ad Aprile il Memorial Pasquale de Carlo, la gara di Rosignano (LI), il GP Polisportiva Cavriè (TV), il Liberazione a Crema e il trofeo Binda a Cittiglio, a maggio il menù proponeva il Trofeo papà Cervi a Gattatico (RE), la gara di Collecchio, il Giro del Piave, il trofeo Banca popolare di Bolzano, a Giugno si correva in quel di Paolisi (BN), il giro del Trentino e a seguire il campionato italiano, , Luglio proponeva il Giro d'Italia, il GP Carnevale d'Europa di Cento (FE) e il giro del Veneto, si saltava a Settembre con il trofeo Città di Schio, il giro di Toscana e il challenge di Sedriano (MI), tutte gare alle quali partecipavano le "top" riders del movimento italiane e straniere, tutte o quasi gare internazionali; se confrontiamo il calendario 2001 con quello 2020 ci viene da ridere anche se ci sarebbe da piangere, chi vorrà seguire le elitè in Italia avrà a disposizione (e vado a memoria), non più di 5 gare.
Terminato questo lunghissimo cappello introduttivo, è impossibile non notare che a fronte di una programmazione che per le squadre "World Tour" è già definita, per le "altre" regna l'incertezza più totale. Mentre altri sport come la F1 hanno già una bozza del campionato dell'anno venturo, il movimento ciclistico femminile (escluse le squadre World Tor, torniamo a ripetere), non sa se/dove/quando si correrà. È comprensibile che con il Covid che ancora aleggia sulle nostre teste sia impossibile fare previsioni, però almeno una bozza per capire ciò che sarà della stagione 2021 sarebbe gradita, permetterebbe alle squadre  e ai genitori delle ragazze più giovani di organizzarsi, invece... Niente ? Niente.
Da un lato non ci stupiamo più di tanto perchè abbiamo visto, senza andare tanto indietro nel tempo, che fino all'ultima o penultima settimana prima del via non c'era lo straccio di un'informazione sul Girorosa 2020:  tappe, altimetrie... nulla, tutto all'ultimo minuto e parliamo della corsa più importante al mondo, dall'altro, nonostante un discreto numero di corse all'attivo come spettatori e un interesse per il movimento più che decennale continuiamo a restare basiti di fronte a tanto disinteresse da parte di chi governa il ciclismo in Italia, una conduzione miope che pensa solo ai signori professionisti e che lascia la base abbandonata a se' stessa senza capire che senza la "base" crolla anche il vertice del movimento. Urge un cambiamento al vertice per provare a salvare quel poco che è rimasto, a buon intenditore poche parole.
 

giovedì 1 ottobre 2020

Arrivederci e grazie



No, non siamo noi che pigliamo e ce ne andiamo. Il riferimento è alla scelta ormai tradizionale (il ciclismo è radicato nelle tradizioni, giusto?) che il Giro Rosa fa quando torna nel suo guscio. Era così anche ai tempi del Giro-Donne (vecchia denominazione dell’evento). Chi scrive lo ricorda benissimo con un sito web che in quegli anni – un decennio addietro – apriva gli occhi una settimana prima della gara, richiudendoli  appena questa era stata corsa. Praticamente, considerando il giorno in cui l’evento veniva presentato, il Giro-Donne del web viveva forse dieci-dodici giorni (dipendeva da quante frazioni si correvano) su 365. E parliamo della pagina web ufficiale, non quella di Nonna Papera e Minni al Giro d’Italia. 

Oggi siamo a rinverdire la tradizione grazie a un sito web, quello del Giro Rosa, che non riporta mezza riga di ringraziamento e saluto del Patron, che non riporta un minimo di pezzo dedicato alla vincitrice (troppa fatica chiedere 15 minuti a queste benedette ragazze?). Dal punto di vista del far girare il verbo, il ciclismo femminile è molto figlio del web. Eppure nulla cambia; passato l’evento, appuntamento al prossimo anno così, senza patemi. Un congedo asettico, senza manco quattro righe che regalino una parvenza di gratitudine, soddisfazione, condivisione con appassionati e appassionate. Nulla da raccontare, vi pare?


A cura di Manuel


lunedì 21 settembre 2020

Girorosa 2020, le pagelle del Predicatore.





Annemieke van Vleuten, voto 10 e lode

Un azione di forza nella prima tappa su quella che era a tutti gli effetti una mulattiera apparentemente non "battuta" e non preparata, piena di solchi, lascia le altre letteralmente "nella polvere", vittima della sfortuna manca l'appuntamento con la vittoria finale a causa di una caduta. Superiore.

Anna van der Breggen, voto 10

Altre, dopo la "rasoiata" della van Vleuten avrebbero "mollato" , lei resta sul pezzo, limita i danni e tiene botta dimostrando che la "testa" nel ciclismo è (quasi) tutto. Tenace.

Elisa Longo Borghini, voto 8

Una vittoria nell'ottava tappa e terzo posto finale in classifica generale, al top del nostro movimento. Una garanzia.

Katarzyna Niewadoma, voto 7

Si ritrova sulle spalle la maglia rosa dopo la caduta della Van Vleuten, arriva al traguardo di San Marco la Catola con un ritardo di 1'20" e la perde immediatamente, termina seconda in classifica generale. 
Il voto resta comunque alto perchè è sempre nel vivo della corsa. Combattiva.

Marianne Vos 7

Non è più un "fattore", non è più dominante ai fini della classifica generale ma tre successi di tappa non arrivano mai per caso, se recupera dai postumi della caduta di Maddaloni, a Imola sono dolori per tutte. Classe cristallina.

Le altre italiane, voto 5,5

Qualche piazzamento ma mai in grado di lasciare il segno almeno per una vittoria di tappa, manca ancora qualcosina alle nostre giovani ma il tempo è dalla loro parte, se cresceranno ulterioriormente, se non perderanno le motivazioni, potranno levarsi delle belle soddisfazioni, resta comunque il gap con le top riders straniere e bisogna dirlo. Una menzione particolare va a Soraya Paladin, 27enne trevigiana, vista spesso in testa al gruppo a lavorare per la Vos. Voto 7 per lei, seria e professionale.

Organizzazione, voto 5,5

Forse non si poteva fare di più a causa del Covid-19 e tutto sommato è stato un miracolo che la corsa si sia disputata, va  detto che sul sito ufficiale è stato impossibile trovare i percorsi e le altimetrie fino a pochi giorni prima del via, poca promozione che ha portato poco pubblico a bordo strada. C'è molto lavoro da fare.

Rai, voto 1

A distanza di 20 anni, la RAI continua a mettere in onda le sintesi delle tappe a orari quasi sempre diversi, se il ciclismo femminile è una scocciatura ce lo dicano e provino a passare il testimone ad altre emittenti (Mediaset ?).



 





martedì 1 settembre 2020

E se fosse Racconigi la nostra vera cartina di tornasole?

 



Oramai siamo vicini al Giro femminile 2020 (11/19 settembre) ed è in corso il Tour maschile. Sta poi arrivando la Tirreno-Adriatico (7/14 settembre). Un periodo, quello che guarda alla metà di settembre, certamente non ideale se organizzi un evento ciclistico. Ma quest’anno va così un po’ per tutti. Un po’ per questo, un po’ per le direttive sanitarie legate al Covid-19, va rinforzato un plauso agli organizzatori della Due Giorni in Rosa nelle Terre della Granda, il Racconigi Cycling Team. La società cuneese si presenterà nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 settembre con un evento “open”. Potete trovare informazioni presso questo link: http://www.racconigicyclingteam.com. Ma queste righe non si presentano a voi per mere questioni propagandistiche verso l’evento.

Dato che il Giro Rosa avrà, comprensibilmente, la massima attenzione del movimento ciclistico femminile, in termini di formazioni e “roster” di atlete, sarà forse l’evento di Racconigi a rappresentare la vera cartina di tornasole sulla salute del ciclismo femminile di casa nostra. Se giustamente si dice che il meglio del ciclismo internazionale rosa sarà presente al Giro, le realtà sportive che animeranno la Due Giorni ciclistica di Racconigi saranno con buona probabilità le rappresentanti di quel ciclismo italiano femminile che cerca comunque di andare avanti ogni anno senza l’attenzione, senza il portafoglio, senza quelle possibilità che hanno altre formazioni di casa nostra. Nel mentre che queste righe vedono al luce non abbiamo ancora trovato notizie sulle società partecipanti all’evento piemontese.

Azzardiamo però il concetto che se il Giro Rosa “fagociterà” i nomi ed i team più importanti, forse chi sarà presente alla Due Giorni in Rosa nelle Terre della Granda potrebbe trovarsi davanti a quella parte di iceberg sommerso che vede poco sole ma che rappresenta la gran parte del ciclismo rosa che vive nel nostro Stivale. Dove magari le società guidano ammiraglie che hanno sul groppone montagne di chilometri, perché lo sponsor principale si chiama “Speranza, Fede e qualche dannato spicciolo messo da parte” e non riportano nomi di costruttori di biciclette. Dove a bordo strada non vedi lo striscione dell’istituto bancario, ma quello del “Mobilificio da Mario”. Ecco, quel qualcuno che potrà essere presente, avrà l’interesse a osservare da questo punto di vista il ciclismo del mobilificio di Mario?


A cura di Manuel