giovedì 9 dicembre 2021

La stagione 2022 in tre punti.


 Doveva essere un post per tracciare un bilancio sulla stagione 2021, ma come spesso accade a chi scrive c'è stato un cambio in corsa. La stagione 2022 è alle porte, tra non molto inizieranno i ritiri (per quelle squadre che potranno permetterseli), le presentazioni ai media del settore femminile che spesso sono più protagonisti delle... protagoniste. Il "circus" sta per ripartire, proviamo ad analizzare in tre punti ciò che potrebbe essere il 2022 visto dall' "altra metà del sellino" cit.


SETTORE STRADA



Settore "strada" in salute, tante giovani in rampa di lancio, altre già affermate che nelle corse in linea possono dire la loro su qualsiasi terreno, da verificare nelle corse a tappe (Giro d'Italia su tutte) dove purtroppo continua a mancare la vittoria finale ma il futuro è dalla nostra dal momento che la Van Vleuten ha 39 anni, l'est Europa non è più la fucina di campionesse degli anni '90 che con Ziliute, Pucinskaite, Zabirova, Boubnenkova ecc dominava il mondo e il blocco delle olandesi è in la' con gli anni. Certo, ci sono atlete di livello assoluto come la Niewiadoma e la Brand, ma la carriera delle nostre è in ascesa, l'età è dalla loro e magari non subito nel 2022 (ci accontenteremmo di un altro piazzamento in top 10 dopo il sesto posto della Cavalli nel 2021), ma nel giro di pochi anni una grande corsa a tappe è sicuramente alla loro portata.


SETTORE PISTA





Non manca quasi niente, dietro la nostra superstar (Paternoster) e la Balsamo, come per il settore "strada" abbiamo tante atlete che non sono ancora nel loro "prime", che hanno ancora dei margini di miglioramento, che fanno "gruppo" (fattore da non sottovalutare per alcune discipline) essendo tutte più o meno coeteanee. La nota dolente da anni è rappresentata dal settore "velocità" che ancora non riesce ad esprimere una atleta in grado di competere con le migliori, l'ultima è stata  la Frisoni, uno dei più grossi rimpianti o "what if" del ciclsmo femminile per ciò che avrebbe potuto essere la sua carriera da elitè, al netto (giova ricordare) di 5 ori da junior, tre argenti e due bronzi tra mondiali ed europei da under 23, tanta roba. Ci aspettiamo anche un salto di qualità nell'americana, la concorrenza è spietata ma le nostre Paternoster - Balsamo piuttosto che Barbieri possono senz'altro dire la loro per una medaglia.ai mondiali o agli europei.


FEDERAZIONE


Resta inconcepibile il ridimensionamento di Salvoldi dopo tutti i successi conseguiti, la scelta di Paolo Sangalli che potrà contare su una base super collaudata, sembra più che altro "politica", da parte nostra speriamo che il presidente Dagnoni, qualora  Sangalli dovesse fare bene (e per il bene del movimento glielo auguriamo), non si prenda i meriti, che il nostro sport insomma non sia al servizio della politica ma piuttosto il contrario.

Per quanto riguarda il calendario delle gare 2022, si prosegue sulla stessa linea tracciata nel 2020 e 2021 con diverse gare elitè che vedono la presenza delle "under" per rinfoltire il plotone e permettere anche alle atlete che non fanno parte delle squadre più ricche di fare attività, abbiamo già parlato in altri posts della necessità di creare un calendario ad hoc con percorsi per le "under", DA "UNDER" per permettergli di crescere senza subire l'impatto con la categoria superiore: se gli under 23 uomini hanno il loro calendario "dedicato", perchè non le donne ? La FCI tace e tante giovani atlete smettono prima del tempo perchè non gli viene dato tempo di "assorbire" il salto tra le elitè.

Capitolo donne junior: pochissime gare in calendario, una volta di più, il confronto con ciò che era fino a quando chi scrive seguiva le gare (2009) è impietoso, in quel periodo c'era praticamente una gara a settimana o quasi nel nord Italia, siamo scesi a una decina di gare (esclusi i campionati italiani), il modo migliore per mettere i bastoni fra le ruote a un movimento che compie letteralmente i miracoli e che molto probabilmente tra qualche anno, proseguendo su questa strada, non avrà un ricambio generazionale all'altezza della situazione. Dagnoni, se ci sei, batti un colpo.

Tanto vi era dovuto, auguri per una stagione 2022 ricca di successi alle nostre ragazze e un arriverderci al prossimo post.

giovedì 4 novembre 2021

Presidente Dagnoni, ci tolga qualche curiosità




 La nostra Federciclo ha dato il via ad un vero valzer delle ammiraglie (nel calcio sarebbe delle panchine) tra nuovi arrivati e altri tecnici che sono stati spostati in altri settori. Tra questi cambiamenti emerge la scelta di chiudere una vera e propria epoca, con lo spostamento di Salvoldi agli uomini junior, mettendo al volante dell’ammiraglia rosa Paolo Sangalli suo fidatissimo collega. Se andiamo a vedere i risultati conseguiti da Salvoldi in questi anni vien da chiedersi se questa scelta sia più politica, dato che dal punto di vista tecnico il neo CT junior maschile è stato una vera macchina da medaglie. Certo è che si rivela interessante l’intervista video rilasciata su Bicitv (https://www.youtube.com/watch?v=iUNTGnjCc8A) e disponibile su You Tube dove lo stesso CT non nasconde di essere rimasto sorpreso di questa proposta, e senza nemmeno celare troppo il dispiacere di lasciare le ‘sue’ ragazze. 

Perché questo cambiamento? Insoddisfazione per i risultati del settore junior uomini? Se così, che centra Salvoldi? Dov’era il motivo di togliergli il ruolo da CT rosa? Troppe medaglie ne facevano una figura ingombrante da gestire? Sarà mica una scommessa del presidente Dagnoni per far vedere il suo fiuto dirigenziale e che cambiando l’ordine dei fattori i risultati non cambiano? A che pro’ questa scelta?


giovedì 14 ottobre 2021

Grazie lo stesso, di cuore.

 Vi raccontiamo una storia forse non nuova. Alcune persone animate dalla passione, non di meno dalla competenza, decidono un giorno di dare vita ad una formazione ciclistica femminile. Il progetto si basa su valori solidi, dove serietà ed onestà sono punti fermi. La voglia d’impegnarsi non manca in queste persone che credono nell’impegno sportivo, ma che intendono lavorare anche con un sentimento educativo. 

Un primo gruppo di cinque giovanissime atlete prende forma. Sono spinte dalla voglia di far bene nel loro doppio impegno fatto di sport ma anche dagli studi che ancora le impegna. Il lavoro dei loro dirigenti e tecnici non è facile, visto che in alcune zone della nostra penisola il ciclismo femminile non ha i mezzi e le possibilità che ci sono da altre parti. L’anno del Covid poi non facilita le cose. Ma la voglia di costruire qualcosa per queste ragazze irrobustisce l’impegno di queste persone. 

Uno spazio web dedicato al ciclismo rosa ne segue le prime ideali pedalate, con un’intervista fatta nell’estate scorsa, cercando di far conoscere le intenzioni del signor “M” e dei suoi volonterosi collaboratori. Sempre lo stesso spazio web cerca loro notizie anche nei mesi successivi, perché la voglia di valorizzarne l’impegno è forte. Ma queste notizie non si trovano e quindi si ragiona sul fatto che forse la cosa sta vivendo qualche momento non facile. Purtroppo veniamo a sapere pochi giorni fa che quel progetto pare arenatosi. Si chiude così una storia non nuova nel suo finale. 

Perché raccontarvi questa storia, se tanto pare sia finita male? Per far sapere che ci sono comunque persone, come il signor “M”, che amano lo sport costruito su valori veri fatti di educazione, rispetto delle regole, valorizzazione del lavoro e queste qualità meritavano menzione per ringraziarle comunque di averci provato. 


domenica 10 ottobre 2021

È così divertente ?

                                                                 

Breve cronistoria di un sabato sera da ridere con protagonista il ciclismo femminile su raisport:

2 Ottobre 2021, ore 19:30 italiane (18:30 per chi scrive), Raisport mette in onda le immagini del giro dell'Emilia categoria donne elitè, rapida presentazione delle squadre (ne fanno vedere tre, forse quattro, di cui una due volte), qualche immagine delle ragazze che si dirigono alla partenza e via che si va. Niente riprese dall'elicottero (che per carità, ci può stare con quello che costa...), una sola "moto ripresa" una che fa vedere solo le atlete in testa al gruppo, si tira "di cinghia" insomma, ma visto che il ciclismo femminile tendenzialmente non se lo filano di pezza, va (già) bene così, piuttosto che niente è meglio "piuttosto".
Pronte ? Via !!! Scatti e controscatti, chiacchiere in libertà dei due commentatori che si limitano a fare il compitino senza mostrare chissà quale entusiasmo; chi scrive rende grazie al Signore e pensa che se ci fosse stato il CT più sponsorizzato del mondo sarebbe stata una lunga litania a base di "ecco Tizia che prova ad allungare, ricordiamo che è fidanzata con Caio, professionista nella squadra Tal de Tali, con lei Sempronia che era fidanzata con Tizio, professionista della Quel Tal Paese, però si sono mollati da un paio di mesi e adesso si è messa con Tizio II professionista della Vai a Sapere ", ritmo extra slow ma se non altro i due al microfono non ci rendono nota la situazione "matrimoniale" di mezzo gruppo. È già qualcosa.
La telecronaca bene o male scorre via , peccato che a un certo punto, imbeccato dal commentatore, il buon Petacchi si mette a parlare di quando correva lui, roba di 20 anni fa , minuti interminabili, chi scrive ride per non piangere, il mio co-redattore (eravamo in collegamento su facebook) va di facepalm, amareggiato, deluso, scuote la testa, mi domanda "ma cosa stanno dicendo ?" e chi scrive non trova una risposta, chi scrive continua a ridere.
A questo punto chiunque potrebbe pensare "beh, peggio di così non si può", e invece...
Invece a un certo punto il colpa di teatro, il genio, senza preavviso, le immagini della corsa "staccano" e Raisport si collega col "Palapanini" di Modena dove si è conclusa da poco la finale di Super Coppa tra Conegliano e Novara per un quarto d'ora di chiacchiere tra Lucchetta e un altro paio di tizi, "così", d'emblée, prima di tornare alla corsa e alla telecronaca (della corsa), roba che non si vedeva da tempi del motomondiale classe 500 negli anni '80.
Immaginiamo una situazione del genere nel bel mezzo della telecronaca di un anonimo Atalanta - Empoli, sarebbero stati volatili per diabetici, le società avrebbero fatto la voce grossa con le TV, sarebbero partiti i ricorsi al Codacons. Ora, nel momento in cui una TV (quale che sia) interrompe la trasmissione di una corsa per incastrarci dentro la "coda" di una partita di pallavolo arrecando un danno agli sponsors che hanno già di loro poca visibilità, se io sono un team manager, faccio un filmato di 10 minuti dove metto in evidenza il servizio reso all'intero movimento, poi chiamo Dagnoni e dico "buonasera presidente, sono "TIZIO" del settore comunicazione della squadra Tal dei Tali, mi faccia 5 stories su Instagram in italiano, lituano, olandese, russo, francese, inglese, tedesco e ucraino, le do' io i testi già tradotti, il mondo deve sapere come viene trattato il ciclismo femminile in Italia, dopo di che le stories le facciamo rilanciare dalle atlete, dai parenti delle atlete, dai fidanzati/mariti delle atlete, dalle amiche, dai dirigenti fino a quando le non vanno "in tendenza", così la prossima volta ci pensano due volte prima di interrompere... Dopo Insta, se sono il dirigente di una squadra, dico al mio social manager di fare un post su Facebook al giorno e mando avanti il tutto fino a quando i posts non vanno in tendenza anche su Facebook, dopodichè vado su youtube e metto il filmato della corsa (incluso il colegamento con Modena), poi vado su Twitter e anche li' giù "di spatola" a suon di "twits" per tutta la notte, poi chiamo il presidente della FCI e gli dico a) di convocare una conferenza stampa coi responsabili della redazione ciclismo di Raisport, b) di chiedere un po' più di attenzione e di equilibrio. Si fa così, altrimenti passi la vita a subire.
Cosa fanno i responsabili dei socials delle squadre ? I team managers sono contenti ? Se la risposta è "si", ci ritiriamo in buon ordine, se la risposta è "no" e gli serve qualcuno per gestire la parte "social", facciano sapere.

venerdì 20 agosto 2021

“Amo la radio perché arriva dalla gente….”

 



Così canta il bravo Eugenio Finardi in una delle sue più note canzoni. Eh si, la radio ti fa tanta compagnia, tanto che da almeno tre lustri anche il ciclismo non sa rinunciarvi. E quando il regolamento ti dice; “Spiacenti signori, in questa corsa niente radio” allora capita di vedere situazioni di corsa che profumano di un vecchio ciclismo che, fino alla fine degli anni ‘90, faceva si che il ciclista doveva avere nel suo bagaglio professionale quella cosa nota come ‘visione di corsa’. 

Era una qualità che non tutti avevano. Che costringeva i corridori, i capitani in particolare, a tenere d’occhio la corsa, farla loro anche dal punto di vista della concentrazione. Situazione che obbligava il gregario a dover entrare nelle fughe ad ogni costo per far si che ci fosse un punto di riferimento per la sua squadra. Non bastava avere le gambe, no, dovevi ‘leggere’ un determinato momento di gara e non avevi il DS che mentre guidava ti dice anche chi delle altre formazioni si sta soffiando il naso e con che mano tiene il fazzoletto. Il corridore di alto livello doveva correre senza perdere mai il controllo della gara. 

Alle recenti Olimpiadi giapponesi è stata Annemiek Van Vleuten a regalarci questo momento di riflessione. Il suo credere di aver vinto non è una novità, dando adito ai più ad un mezzo sorriso, ma ci ha presentato l’esempio di come all’atleta d’oggi, per quanto di altissimo livello, manchi l’abitudine (e l’insegnamento da chi di dovere) a seguire la corsa fin dall’inizio con la più alta concentrazione.   


giovedì 29 luglio 2021

Sole contro tutto e tutti.

 



Avremmo potuto scrivere l'ennesimo articoletto come ce ne sono tanti su internet sul Giro d'Italia 2021 limitandoci al solito "la prima è arrivata prima, la seconda è arrivata seconda, la terza è arrivata terza" e così via, non sarebbe servito a niente. Una volta di più, vogliamo offrire un punto di vista diverso e analizzare i motivi per i quali le italiane da dieci anni a questa parte faticano ad essere protagoniste.

Mancano le atlete con particolare predisposizione alle corse a tappe ? È semplicemente una questione di talento, di "cilindrata", di mentalità e quindi non c'è molto che si possa fare ? Le straniere "fanno semplicemente un altro mestiere" ?

Per chi scrive è la combinazione di questi fattori, dai tempi della Luperini, non abbiamo più avuto una atleta capace di esprimersi ai massimi livelli su una corsa a tappe di 10 giorni, abbiamo fatto bene nelle corse di un giorno, molto bene in pista ma il settore "strada" ha segnato il passo: tante ragazze fatte passare per delle autentiche "stelline" da alcuni suiveurs e media "amici" di team managers e organizzatori, atlete che per qualche fotina su fb si sono sentite "arrivatissime", tante "eterne promesse di un domani che non è mai diventato oggi" semicit. , ma anche tanti talenti "veri" lasciati "andare" per colpa di un "sistema" (team managers e media) che ha sempre pensato ad apparire, che ha sempre anteposto il "parlare" al "fare", same old story.

Ci sono le professioniste "vere" e quelle che lo sono solo sulla carta, da una parte abbiamo le solite Anna VDB, Van Vleuten, Vos e compagnia che fanno le cicliste di professione, dall'altra abbiamo tante, troppe ragazze che devono fare i salti mortali per ritagliarsi il tempo per allenarsi tra studio e lavoro, va da se' che nel momento in cui le "top" possono permettersi di pensare solo al ciclismo allenandosi coi professionisti ai ritmi dei professionisti, sulle distanze dei professionisti, facendo gli stages coi professionisti, non può esserci gara. Una corsa a tappe di 10 giorni per le azzurre diventa come una partita tra l'Inter e il Renate (con rispetto parlando), a San Siro, con 80.000 spettatori in tribuna: il risultato è scontato fin dal riscaldamento pre partita.

Il 38% delle atlete, parallelamente al ciclismo segue un percorso di studi, il 39% delle atlete lavora, il 24% ha un lavoro che le tiene impegnate per meno di 20 ore la settimana, il 15% lavora per più di 20 ore la settimana, il 34% delle atlete della categoria elitè non percepisce lo stipendio e il divario continua ad allargarsi. "Il ciclismo è uno sport spietato" mi diceva sempre il mio DS e non aveva torto, serve talento certo, ma serve anche la massima dedizione per poter fare le grosse prestazioni, gareggiare ad alti livelli e farlo come se fosse un hobby non porta a niente.

Cosa possono veramente dare le azzurre in un grande Giro ? Qual'è il loro vero potenziale ? Non si sa e stante lo staus quo, non lo sapremo mai fino a quando non saranno messe in condizione di potersi dedicare solo ed esclusivamente al ciclismo, fino ad allora potremo solo sperare in qualche exploit isolato, qualche piazzamento e nulla più aggrappandoci alla Longo Borghini per le gare di un giorno (complimenti per il bronzo di Tokio che ancora una volta ha tenuto a galla il movimento ciclistico italiano su strada). 

Chi scrive non cerca scuse per giustificare le sconfitte delle italiane (sport molto praticato dai tifosi va detto), il movimento viaggia a due velocità (troppo) diverse e i problemi di cui abbiamo discusso ampiamente qui sul blog in quest'ultimo anno, ma anche 15 anni fa sempre su questa piattaforma prima di una chiusura che definire "forzata" è poco, restano (sempre) gli stessi; nessuno ( media o presunti tali e pagine fb) ne parla e pare che vada tutto benissimo, l'importante è avere il pass per le foto sotto il palco delle premiazioni, per le cene sociali, per le presentazioni a inizio stagione ecc. Il movimento non cresce ? Non importa, "basta che se magna", same old story.

venerdì 2 luglio 2021

Sotto a chi tocca; a voi appassionati!



Agganciare le tacchette ai pedali, allacciare il cinturino del casco, attaccare il numero sopra le tasche della maglietta e via col riempire la borraccia. Bene, con le cicliste ci siamo. E adesso?  Adesso toccherebbe a diversi altri attori entrare in scena; stampa, organizzatori, televisioni, web.... E poi? E poi l’appassionato che può esserci.

Eh si gente, ecco il succo di queste righe. Appassionati e appassionate carissimi, chi tra voi potrà esserci sarà presente? O rivedremo quell’Italia ciclistica che per il Giro dei maschietti piglia il giorno di ferie 4 mesi prima e che il Giro femminile manco sa quando inizia e finisce? Quello stivale ciclistico che per i maschietti parte di casa alle sette del mattino, si fa un’ora (stiamo bassi) d’automobile, scarica la bici dall’auto e pedala un’altra ora perché il tornante tal dei tali sarà perfetto per aspettare ore, mentre quando gli chiudono la strada 20 minuti per il passaggio delle ragazze sono sacramenti perché; “Sono in ritardo per il lavoro. Ma passano proprio adesso?..” 

Anche il pubblico dal “like” più veloce del west deve – QUANDO PUO’ – fare la sua parte. Come dici? A luglio farà caldo? Certo. Anche quando sei andato sull’Alpe d’Huez per il Tour quel giorno di qualche anno addietro, ricordi? Era un caldo bastardo ma ci sei rimasto lo stesso ad attendere ore cucinandoti il cervello. E la grandinata sul Passo di Tizio e Caio? E il freddo becco sulle Tre Cime per il Giro di Nibali, che sei rientrato a casa che erano quasi le otto di sera? 

Le ragazze hanno bisogno di mani che le possano applaudire a bordo strada, voci che le possano sostenere, di una richiesta di foto insieme mezz’ora prima di una partenza. Ognuna di queste cose vale cento “like”. Se davvero adesso da parte della nuova veste organizzativa vi è una forte volontà di far fare un benedetto salto di qualità alla corsa, anche gli appassionati (e appassionate) che ne hanno la possibilità devono fare la loro.