martedì 8 giugno 2021

Giro d'Italia 2021 preview pt 1

 




Primo di tre articoli dedicati alla preview del Giro di Italia 2021 dove andremo ad analizzare le prime 5 tappe, nel secondo passeremo sotto la lente di ingrandimento le tappe dalla sesta alla decima e nel terzo articolo commenteremo il percorso, eventuali migliorie che si sarebbero potute apportare, idee, proposte, ecc.


1a tappa - Fossano - Cuneo 27 km (cronosquadre)

                                     

27 km a cronometro per assegnare la prima maglia di leader della classifica, si parte da Fossano, i primi 3 km sono in discesa, poi un lungo falsopiano fino all'arrivo di Cuneo, favorite, manco a dirlo le formazioni più "attrezzate" del panorama internazionale, per le altre sarà importante limitare i danni per non pregiudicare tutto fin dall'inizio.


2a tappa - Boves - Prato Nevoso 99 km

Si fa subito sul serio, partenza da Boves (CN) e il percorso, altimetria alla mano, ci fa capire che di pianura le ragazze ne vedranno ben poca fin dalla partenza, un GPM di 3a categoria sul colle del Mortè (2,6 km al 5.6 % di pendenza media); e l'arrivo a Prato Nevoso dopo 13 km di salita al 7.2 % di pendenza media. Una tappa che potrà già dare indicazioni importanti sullo stato di forma delle pretendenti alla vittoria.



3a tappa - Casale Monferrato - Ovada km 135


135 sono i km che le atlete dovranno coprire per raggiungere Ovada da Casale Monferrato, tappa sulla carta non impegnativa ma "nervosa" con 4 GPM di terza categoria e un finale che si adatta alle finisseurs, una tappa che non dovrebbe provocare chissà quali scossoni alla classifica, ma che arriva dopo l'... arrivo di Prato Nevoso. Una fuga "bidone" potrebbe benissimo scombussolare i piani delle favorite, occhi aperti dal 70esimo km in avanti.


4a tappa - Fondovalle - Riale di Formazza 11 km (cronoscalata)

11 km dedicati alle scalatrici, ne abbiamo parlato anche nell'articolo precedente, la salita è quella già affrontata dai professionisti al Giro d'Italia del 2003, i km di salita "vera" sono 7,7 "spalmati" su 450 metri di dislivello con una pendenza massima dell'11%, non è una salita durissima ma le favorite non potranno nascondersi, qui ci si gioca una fetta importante del Giro 2021.




5a tappa - Milano - Carugate 122 km


Tappa interlocutoria dedicata alle ruote veloci del gruppo, interamente pianeggiante con un circuito da ripetere 4 volte per complessivi 122 km, una formalità.

Per il momento è tutto, a risentirci con la seconda parte della preview del percorso del Giro di Italia 2021.


venerdì 28 maggio 2021

Un taglio netto al passato ?

                                                                             



Da giorni, con grossa sorpresa va detto, è in rete il sito del giro d'Italia donne 2021 con una veste grafica rinnovata anche se pensiamo che si sarebbe potuto fare ancora meglio: infelice a nostro avviso la homepage con un anonimo elenco delle squadre scritto in bianco e nero quando magari si sarebbe potuto mettere i links con i loghi (agli sponsors la cosa non avrebbe sicuramente dato fastidio), oppure si sarebbe potuto mettere l'elenco solo nel menù a tendina e riempire lo spazio sotto il filmato introduttivo con foto e interviste alle probabili protagoniste.
Un taglio netto col passato ? Non diremmo, per quello servirebbe un vagone di forbici da inviare a coloro i quali gestiscono il ciclismo femminile in Federazione e non solo. Un discreto passo in avanti ? Senz'altro.
Sorprendente anche il fatto che a 5 settimane dall'inizio della corsa ci sia almeno l'elenco delle tappe anche se mancano i percorsi, tutti tranne quello della cronoscalata che porterà le atlete a Riale di Formazza, poco sotto l'arrivo della tappa del giro d'Italia 2003, quella di "Cascate del Toce"; una salita di 7,7 km spalmati su 450 metri di dislivello con una pendenza massima attorno all'11 per cento, le altre tappe verranno svelate nel corso della presentazione che sarà online il 3 Giugno e anche questo è un bel passo in avanti rispetto agli anni scorsi quando eravamo abituati a conoscere percorsi e altimetrie una settimana/dieci giorni prima del via quando andava bene. Davvero apprezzabile l'idea della presentazione online che potrà essere seguita da tutti gli appassionati al posto di quella "tradizionale" dove a presenziare erano sempre e solo i soliti noti, quelli molto bravi con la macchina fotografica, onnipresenti ma non quando si tratta di muovere critiche costruttive e/o di lanciare proposte per far crescere il movimento.
Un segno "meno" e concludiamo, all'organizzazione per quanto riguarda la promozione: ok le notizie sui siti di ciclismo ma serve di più, a un mese dall'inizio della corsa bisogna fare in modo che anche l'appassionato di ciclismo che non segue il settore femminile "sappia", chiedere alla Gazzetta di scrivere un articoletto di 15 righe il giorno prima del via non serve a niente se si vuole portare più pubblico a bordo strada e non serve a niente pubblicare news solo sul sito ufficiale della corsa perchè quello è già cliccato da coloro i quali seguono da anni "l'altra metà del sellino" cit. . Promuovere costa ? Certo che si all'inizio, ma senza investimenti non si può pensare di avere il benchè minimo ritorno; è un tasto ormai vecchio, dolente, oseremmo dire consumato a forza di picchiarci sopra quello della promozione, ma se si vuol far fare questo tanto agognato salto di qualità al movimento, l'unica via è questa, non ci sono scorciatoie.

domenica 21 marzo 2021

Un cantiere sempre aperto.




Premesso che è passato troppo poco tempo per tracciare un giudizio sull'operato del neo presidente della FCI, leggendo il programma non possiamo fare a meno di notare che il ciclismo femminile è ancora (almeno a parole) relegato in un angolo poco prima del paragrafo dedicato al settore amatoriale, si parla solo di supporto alle junior mentre la categoria elitè (almeno nel programma) viene sorprendentemente ignorata, anche gli altri candidati in sede di campagna elettorale non hanno speso molte parole preferendo parlare non di ciclismo femminile ma di "ciclismo", senza capire che proprio per via delle problematiche che attanagliano il movimento, il ciclismo femminile avrebbe meritato un capitolo a parte. Inspiegabile.

Bene il discorso relativo al taglio degli "stipendi" o "rimborsi spese" che dir si voglia, basta leggere il bilancio della FCI 2020 o quello degli anni precedenti per capire che si tratta di una voce che "pesa", tanto. Troppi pseudo volontari che hanno fatto degli incarichi in FCI dei secondi lavori se non dei primi lavori come ha scritto Dagnoni, troppi soldi che sarebbe stato meglio destinare altrove, ma ci arriviamo.

Maglia azzurra e sponsor: servono sponsors "munifici", inutile girarci intorno, la maglia azzurra del ciclismo ( e qui siamo d'accordo con Dagnoni) merita di essere valorizzata, non avrà la stessa visibilità di quella della nazionale di calcio, ma non può essere svenduta per pochi spiccioli. Chi vuole farsi pubblicità sulla pelle degli atleti non a gratis ma quasi può guardare altrove, grazie. Per chiudere questo paragrafo: i soldi delle sponsorizzazioni vanno investiti "meglio", in Italia è difficile far passare questo concetto ma tant'è.

Social media e comunicazione: nel programma si legge che i socials sono uno strumento da non sottovalutare, vorremmo far notare che ne parlavamo già 10 anni fa su questa stessa piattaforma e che purtroppo non è cambiato niente perchè anche cliccando a più non posso pagine dedicate al ciclismo su facebook, difficilmente l'algoritmo propone la promozione degli eventi a due ruote sul territorio, servono social managers che sappiano il fatto loro e web designers all'altezza della situazione, basta andare sul sito della federciclo inglese per rendersi conto che in materia di comunicazione siamo fermi al 2000, anno più anno meno.

Attività sportiva: anche qui si parla prevalentemente di ciclismo maschile con riferimento ai professionisti "Continental". Le donne ? Ignorate.

Serve un cambio di mentalità, serve una riorganizzazione del settore giovanile, da anni, anzi, da sempre, una ragazza approda alla categoria junior e ha non 4 anni per dimostrare di valere il "passaggio" nella categoria superiore ma solo 2 durante i quali deve deve vincere, (se stravince è pure meglio) col rischio di "bruciarsi" prima ancora di avere iniziato a fare sul serio. Chi scrive ha visto tante corse delle categorie junior (ma anche esordienti e allieve), ragazze che da junior andavano bene, che si piazzavano, che vincevano talvolta che poi si sono perse. Serve (e lo ripetiamo da anni) una categoria "cuscinetto" tra le junior e le elitè, l'ansia da risultato già da junior può portare (fattore non trascurabile) alla ricerca di qualche aiutino extra per non perdere il treno buono. Su questo punto la FCI (ma anche l'UCI) è silente.

Settore pista: siamo aggrappati a Montichiari e dobbiamo solo sperare che la struttura funzioni a dovere, purtroppo, vista la situazione attuale è anche solo pensare di poter costruire nuovi impianti, le cose andavano fatte prima sull'esempio di altre nazioni (Australia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Germania ma non solo), le risorse andavano impiegate meglio. Guardiamo il bilancio FCI del 2020, alla voce spese del personale leggiamo un bel 4.000.000 di euro abbondanti e parliamo di una federazione che come ha scritto anche Dagnoni sul suo programma si è sempre retta sul volontariato... Se i soldi fossero stati impiegati meglio, se la FCI avesse avuto sponsor di livello, forse a quest'ora il velodromo Vigorelli di Milano avrebbe una copertura integrale a un prezzo inferiore ai 50 milioni di euro preventivati per riqualificarlo con una pista da 250 metri, campi da basket, da volley, sky boxes ecc, forse, almeno nel nord Italia, avremmo un impianto coperto facilmente raggiungibile ben servito dai mezzi pubblici, con una pista che non può essere usata per mondiali e Olimpiadi ma è omologata per tutte le altre manifestazioni, 6 giorni incluse

Sicurezza in gara: serve una cosa sola, una commissione tecnica che vada a vedere i percorsi e che dica a chiare lettere se si può correre o no e questo vale in primis per le categorie giovanili e per le donne che spesso si trovano a dover gareggiare in situazioni "limite". Nel programma si parla di altro: incontri tra i rappresentanti delle scorte tecniche  e delle motostaffette e istituzione di un albo per i direttori di corsa, non basta.

Settore studi: sosteniamo da anni l'importanza di avere ds laureati ISEF, utopia in un ambiente autoreferenziale dove vanno avanti figli e parenti di ds che spesso e volentieri hanno avuto a che fare col doping e lo hanno tramandato manco fosse un patrimonio da conservare. Si pretende la massima professionalità da parte delle atlete, noi la pretendiamo da parte di coloro i/le quali hanno il compito di gestirle sui campi di gara, in allenamento e in off season.

Lotta al doping: non se ne parla nella maniera più assoluta, chi scrive ritiene che invece andrebbe intensificata sopratutto nelle categorie giovanili per prevenire certe "esasperazioni", ne abbiamo parlato nel paragrafo dedicato all'attività sportiva.

Eventi: vanno organizzati meglio, la mentalità da corsa di paese che stoicamente resiste in Italia va abbandonata, non si può più pensare di arrivare, gonfiare le gomme, correre e andare a casa. Servono eventi collaterali, servono stands dove poter acquistare le maglie che le ragazze usano in gara, dove poter acquistare materiale tecnico per la bicicletta, sessioni di autografi e foto con le atlete organizzate come Dio comanda, serve avvicinare il pubblico alle gare, più spettatori, più sponsors, più risorse da investire per "vendere" meglio il ciclismo femminile, Covid permettendo e sempre che a Federazione e team managers la cosa interessi almeno un po'.

Conclusioni: Dagnoni è all'inizio del suo mandato e va lasciato lavorare, il tempo ci dirà se avrà operato bene oppure no, da parte nostra ribadiamo che non avrebbe fatto male una maggiore attenzione al ciclismo femminile dal momento che è quello che da anni porta le medaglie e salva la baracca.



giovedì 25 febbraio 2021

Web e televisione; per il ciclismo il sorpasso è arrivato

 



Vissuta e passata la sfida elettoral-ciclistica della Federciclo con Dagnoni nuovo padrone di casa. Ma soprattutto si è chiusa la prima campagna elettorale seguita come mai prima. Cos’erano le elezioni precedenti? Qualcosa nella stampa specializzata, qualche articolo nei quotidiani sportivi quando mancavano una decina di giorni all’elezione, un articolo o poco più a giochi fatti, con un servizio televisivo di forse due minuti. 

Sarà che Silvio Martinello è persona che, tra RAI tivù e Radio RAI, ha fatto della comunicazione un bel pezzo della sua vita post-ciclismo, ma il suo approccio dedito a far conoscere al pubblico il suo programma ha obbligato gli altri candidati ad adeguarsi. Una campagna elettorale che per la prima volta è stata seguita, discussa, criticata ed elogiata non solo dagli addetti ai lavori, ma da tutte le persone appassionate che potevano sedere di fronte al PC. Si, perché il web è stato protagonista indiscusso per la diffusione delle notizie al riguardo

Il mondo della rete è ormai sempre più casa per gli appassionati di ciclismo. Le notizie che arrivano  in televisione spesso sono già date ed approfondite tra spazi social, blog o siti web più o meno professionali. Senza web quanto avremmo potuto conoscere i progetti dei candidati? Seguire in diretta le fasi dell’elezione? 

La televisione è ormai una fonte di secondo piano per gli approfondimenti sul ciclismo. Dopo un decennio di crescita continua, quello da poco passato, ormai non v’è paragone sulla differenza (enorme) di scelta che esiste nel web per seguire la disciplina ciclistica. L’hanno capito quasi tutti nel decennio precedente, tranne l’organizzazione del Giro femminile, avente un sito web che dal punto di vista dei contenuti è lo stesso di dieci anni addietro, godendo ogni tanto di una ‘rinfrescata’ sul discorso grafico.  


domenica 21 febbraio 2021

Elezioni FCI: due cose che speravamo di sentire.




Nonostante questo spazio si sia esposto da tempo a favore di un nome tra i candidati, in queste settimane abbiamo cercato di trovare e condividere più confronti possibili tra il poker di pretendenti alla presidenza della Federciclo di casa nostra, per offrirvi la più variegata platea di progetti, opinioni, buoni propositi. Abbiamo ovviamente avuto un occhio di riguardo sull’argomento ciclistico femminile, quest’ultimo ben poco discusso. Se da un lato il pensiero era che quando si parlava di ciclismo su strada era sottinteso tutto il mondo ciclistico di qualunque categoria, dall’altra però speravamo di più perché due cose non sarebbe stato male analizzarle.

1) Ciclismo rosa di casa nostra;

l’arrivo del World Tour femminile rappresenta una realtà di alto livello senza dubbio, ma solo per chi se la può permettere. Quando è stato varato è capitato che la 1^ Classe è salita di un gradino diventando Business Class, ma togliendo la seconda classe e trasformandola in turistica. Già questo è tema che rischia di costruire differenze che potrebbero – speriamo di no – riportare il ciclismo rosa di casa nostra a rivivere quel periodo dove poche persone lo tenevano in mano. 

2) Salto con l’asta, senza l’asta;

continuare senza la categoria Under 23 il famoso ‘salto’ (da Juniores direttamente a Elite) rende le cose ben più complicate, favorendo una maggiore possibilità di perdere per strada un numero di ragazze che spesso, ciclisticamente parlando, devono crescere in fretta. Non tutte hanno il talento enorme di una Paternoster o di una Balsamo, non tutte riescono a trovare un ambiente dove la parola ‘pazienza’ trova casa ed è accettata da dirigenti o tecnici. 

Ecco due motivi che speravamo potessero diventare argomento di discussione prima e impegno poi.


mercoledì 17 febbraio 2021

Tempo scaduto ?


Sicurezza e impianti, centri di formazione, categorie giovanili, reclutamento, ne hanno parlato tutti i candidati alla presidenza FCI durante le "live" che si sono succedute su Facebook e su altre piattaforme online nel corso delle ultime settimane. Tante chiacchiere, tante belle parole,tante idee, peccato che manchino i "mezzi", leggi "soldi" per metterle in pratica, perchè come si evince dall'ultimo bilancio FCI gli sponsors incidono pochissimo (e sarebbe interessante saper dove finiscono quei soldi) a fronte di un budget di spesa per quanto riguarda la voce "dipendenti" e quindi comitati regionali, provinciali per non parlare di coloro i quali lavorano a Roma che è in netta controtendenza. Che sia il caso di snellire la "macchina burocratica" visti i costi esorbitanti che comporta ?

Parliamo di centri di formazione, si vuole incentivare la pratica del ciclismo sopratutto nei velodromi (che meritano un paragrafo a parte) quando chiunque frequenti o abbia frequentato l'ambiente a vario titolo sa che quando va bene la stessa bicicletta da pista opportunamente adattata viene usata da tre praticanti. Sembra di essere nel 1998 quando su alcune testate giornalistiche del settore se ne parlava, quando si diceva che si riusciva a malapena ad avere il vestiario da gara, altro che le bici... Siamo nel 2020 e ça va sans dire, non è cambiato niente, nel frattempo abbiamo avuto ct delle nazionali su strada "pro" pagati uno sproposito mentre all'estero, parole di Francesco Moser, "venivano nominati li' per li' ogni anno", soldi che potevano essere investiti meglio già allora per la "base" o per realizzare delle strutture indoor all'altezza della situazione e invece... 

La domanda è sempre la stessa: Niente ? NIENTE. Non è stato fatto niente e solo adesso ci stiamo, anzi, si stanno rendendo conto che la "base" è quanto mai fragile e senza quella crolla tutto quanto ci sta sopra. Mi domando con quali mezzi i candidati vogliono realizzare i loro progetti, davvero.

                                                      Velodromi


Da anni continuiamo ad inseguire mentre all'estero, in Francia, nel Regno Unito, in Australia, Germania, Nuova Zelanda per citare le nazioni dove esiste una forte "cultura" del ciclismo su pista, la base è solida perchè le cose sono state fatte quando era il momento di farle, è stata creata una scuola di tecnici di primo ordine e i corridori sono stati messi in condizione di lavorare al meglio. Il Regno Unito dove vive chi scrive, ha sei velodromi indoor, le università  hanno le squadre di ciclismo sul modello dei colleges americani, i meetings su pista sono seguitissimi e quasi sempre sold out (nella foto sopra, il velodromo di Manchester durante i campionati nazionali inglesi 2019 ai quali chi scrive era presente), le scolaresche vengono invitate ad assistere alle gare e il reclutamento di giovani promesse viene da se,' perchè su 1500-2000 bambini/bambine è normale e automatico che più di uno/una pensi "voglio provare anch'io, voglio essere come Jason Kenny o Victoria Pendleton". 

In Italia ? In Italia il pubblico delle grandi occasioni nei velodromi (per lo più all'aperto, vetusti e scomodi) non si vede dai tempi delle Sei Giorni di Milano al vecchio Palasport di San Siro, perchè in Italia, o manifestazioni TOP oppure nulla, gli appassionati non si muovono da casa.  Niente pubblico, zero incassi, poca voglia degli sponsors di investire (e non li biasimo), bene o male sempre li' si torna.

 Impianti, strutture, programmazione, tutte cose che non si fanno dall'oggi al domani, mentre all'estero la macchina organizzativa è bene oliata ormai, in Italia ci si aggrappa alla speranza che arrivino delle medaglie dalla rassegne mondiali, olimpiche eccetera,dietro non c'è niente altro se non la grinta e la determinazione dei corridori e la capacità di spaccare il cappello in quattro dei tecnici (Salvoldi in primis) che hanno pochissimi mezzi a disposizione e compiono degli autentici miracoli.

Altra domanda: i soldi, pochi o tanti che fossero, a differenza dell'Italia sono stati forse utilizzati MEGLIO all'estero ? A Milano abbiamo il Vigorelli che potrebbe essere un gioiello se solo si volesse: possibile che in tutti questi anni nessuno abbia mai pensato a un progetto per coprirlo lasciando il layout della pista inalterato ? Possibile che con tutti i soldi derivanti dai finanziamenti del CONI non si sia mai riusciti a trovare le risorse per metterlo in condizione di essere fruibile 365 giorni all'anno ? Perchè in America si realizzano strutture coperte come gli stadi NFL da 70-80000 spettatori e in Italia non è mai stato possibile pensare a un Vigorelli indoor ? La struttura c'è già, basterebbe coprirla, dotarla dei servizi necessari e avremmo un signor impianto facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia coi mezzi pubblici (ovviamente non adesso per via del Covid). Invece no, inseguiamo improbabili cattedrali nel deserto come il velodromo di Spresiano che, qualora venisse ultimato, verrebbe usato ben che vada dai veneti e dai trentini. Abbiamo Montichiari è vero, ma anche li' stesso problema, è bello anche se non capientissimo, ma arrivarci senza automobile è un "parto". Bella struttura ma sprecata per via della sua ubicazione. Servirebbero poi minimo altri due velodromi indoor, uno al centro e uno nel sud Italia, ma se non sono mai stati costruiti prima, non vedo come possano vedere la luce in questo periodo storico, la loro mancanza è un "freno" di quelli grossi alla crescita del movimento; certo, ci sono strutture all'aperto ma non bastano.


                             Reclutamento, sicurezza e bike parks

                                    

A mio modo di vedere, parlare di sicurezza e pretendere di portare in pista dei "giovanissimi" mi pare irrealistico, servono più velodromi (anche all'aperto in questo caso), dove un ragazzino di 10-11-12 anni possa apprendere i rudimenti della guida del mezzo senza dover avere a che fare con le pendenze esasperate che si possono trovare nei velodromi "tradizionali" e possa allenarsi in condizioni di reale sicurezza. Portare un G4 a Montichiari piuttosto che a Dalmine senza che abbia imparato come stare in bici equivale a portare un giovane kartista alle prime armi da Lonato a Monza o Daytona senza avergli fatto fare nessun passaggio intermedio e sperando che tutto vada bene, ecco perchè servirebbero velodromi come quello del Parco Nord di Cinisello Balsamo sul quale chi scrive ha anche pedalato anni fa, strutture che possono essere una bella "palestra formativa" sopratutto per i giovanissimi in TOTALE sicurezza. Bike parks ok, ma che non siano "dedicati" solo a MTB e BMX.

Il reclutamento: il ciclismo tradizionalmente attinge da famiglie dove i genitori hanno corso in bicicletta, dove ci sono fratelli o sorelle maggiori che corrono in bicicletta, è stato così per chi scrive ed è così per un buon 80-90 per cento dei casi. La soluzione al problema passa attraverso una migliore "promozione" del prodotto "ciclismo", avere velodromi coperti, incentivare le scuole a portare i bambini a vedere i meetings su pista ma non solo. Duole assai dirlo, ma da sempre il ciclista, nell'immaginario collettivo viene visto come il "fratello sfortunato" di quello che pratica il calcio, il tennis, la pallacanestro solo per citare qualche disciplina, perchè il ciclismo viene "venduto" male, le corse minori vengono passate in tv a orari improponibili, riprese male e commentate pure peggio con speakers che pare si divertano a fare a gara a chi dice lo strafalcione più grosso e a chi storpia di più e meglio i nomi dei corridori. Duole inoltre dire che i casi di doping non aiutano e tengono alla larga dal movimento i genitori di quei ragazzini che vorrebbero correre. 

Personalmente, se avessi un figlio che volesse iniziare, non so se mi sentirei così tranquillo sapendo come funzionano le cose, vedendo come vengono trattati anche i più giovani, cercherei un team manager assolutamente al di sopra di ogni sospetto e con un forte progetto "ETICO" prima che tecnico, un manager che non cerchi il risultato a tutti i costi, ce ne sono, non sono molti purtroppo e più si sale con le categorie e più si va a peggiorare. L'ambiente deve darsi una regolata in materia di doping, altrimenti sarà sempre più difficile mantenere in vita il settore giovanile senza il quale il movimento d'elitè rischia di scomparire. Senza credibilità non si va da nessuna parte.

Tirando le somme: si è fatto troppo poco in passato, si cerca di recuperare affannosamente e come se non bastasse c'è questa pandemia che rende tutto ancora più complicato, mentre all'estero con le dovute cautele si continua a fare attività e a formare nuovi atleti. A meno di improbabili miracoli, chi scrive non vede come si possa attuare il tanto auspicato cambiamento senza mezzi, senza strutture e con una pandemia che ci penalizza di più rispetto ad altre nazioni.




mercoledì 6 gennaio 2021

Scrivi "open" e leggi "salvezza" ?



Sono trentuno gli appuntamenti resi noti dalla Federciclo con il calendario gare 2021 per il panorama rosa nel nostro territorio. Non pochi, anche se vi sono delle distinzioni da rimarcare. Quella più evidente anche all’occhio del non appassionato è il numero di prove, sedici, che si presentano con la formula “open”. Due sole le prove World Tour dopo la retrocessione ciclistica del Giro, che vivrà di inviti che dovrebbero essere comunque di primo piano.

Sedici su trentuno sono praticamente un evento su due. Una formula che in questo periodo profuma di un comprensibile “uno per tutti e tutti per uno, sennò rischiamo di chiudere baracca” e che permetterà la presenza di più società per concentrarle in un evento utile ad avere una robusta presenza di concorrenti. Ottimo esempio è stata l’edizione messa in piedi dalla Racconigi Cycling Team in quel di Cuneo, che ha presentato una bella partecipazione in termini numerici.

All’occhio dell’osservatore occasionale, quello che non va certo a cercare questioni tecnico-sportive, questi eventi “aperti” non dovrebbero sfigurare. Di contro, al momento sono soltanto sei le prove specificatamente Juniores. Permetteteci di contarne due in meno, quindi quattro, visto che due sono quelle che assegnano i tricolori in linea e a cronometro. Le altre saranno dentro il meccanismo “open” per unire categorie di livello diverso e permettere, di riflesso, quella maggior partecipazione numerica che potrà provocare la sopravvivenza dell’evento.


A cura di Manuel